3,7 milioni di under 35 non studiano e non lavorano

Secondo l'Istat sono 3,75 milioni i giovani disoccupati che non sono iscritti all'università o percorso di formazione. La percentuale più alta al Sud

Sono 3,7 milioni i giovani italiani della categoria Neet (Not in Education, Employment or Training). Questo significa che quasi 4 milioni tra i 15 e i 34 anni non studiano, non sono impegnati in un percorso di formazione, né hanno un lavoro. Al Sud la percentuale è del 36,2%, oltre 2 milioni di persone.

Questa categoria è cresciuta di oltre 300mila persone rispetto al terzo trimestre del 2012 passando da 3,43 milioni a 3,75 milioni toccando la quota record del 28,5% (era 25,8% nel terzo trimestre 2012). Finora l’Istat aveva diffuso le rilevazioni sui neet fino ai 29 anni (27,4% nel terzo trimestre 2013 a fronte del 24,9% nello stesso periodo del 2012), fascia di età nella quale coloro che non studiano né lavorano sono 2,564 milioni contro i 2,344 del terzo trimestre 2012. Nella media 2012 i neet under 35 in Italia erano il 25% del totale dei giovani (17,3% la media nell’area euro), percentuale inferiore solo alla Bulgaria e alla Grecia.

Oltre la metà dei neet (2.010.000 su 3.755.000) sono al Sud con una percentuale che sfiora il 40% (il 39,6% degli under 35 contro il 36,9 del terzo trimestre 2012). Se si guarda agli under 29 nel Mezzogiorno sono fuori dal percorso lavorativo, formativo e di istruzione il 36,2% dei giovani a fronte del 34,7% del terzo trimestre 2012 (1,344 milioni su 2,564 milioni di neet under 29). Nel complesso ci sono quasi 1,2 milioni di neet tra i 30 e i 34 anni di cui 666.000 al Sud. Su 3,755 milioni di neet under 35 complessivi ci sono oltre 1,5 milioni di giovani con bassissima scolarità (fino alla licenza media) mentre 1,8 milioni hanno il diploma di maturità e 437.000 hanno nel cassetto una laurea o un titolo post laurea. Le donne neet sono 2.112.000 mentre gli uomini sono 1.643.000.

Commenti
Ritratto di stock47

stock47

Sab, 14/12/2013 - 15:13

E' il vero dramma dell'Italia futura. Un futuro senza futuro.

abocca55

Sab, 14/12/2013 - 17:04

E mancano gli idraulici, i fabbri, i tappezzieri, i falegnami, i vetrai, i sarti, i panettieri, ecc. Qui potest capere capiat. Pensionati, stringete ancora un poco la cinghia, dobbiamo mantenere la paghetta ai paolini vari, perché da vent'anni a questa parte è sempre da noi che alla fine ricorrono.

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franco-a-trier_DE

Sab, 14/12/2013 - 19:10

QUESTO è PROGRESSO, NON STUDIANO NON LAVORANO E HANNO TELEFONINO MOTO, MACCHINA, LA DONNA, ALTRO CHE LAVORARE PER NON AVERE NIENTE.

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Soccorsi

Sab, 14/12/2013 - 21:43

Ma come!, Saccomanni parla di segnali di ripresa. Ha anche detto al Governo USA che adesso che hanno escluso Berlusconi dal Senato tutto è più semplice, peccato che abbia tralasciato il resto della frase .....più semplice per poter combinare dei casini. La disoccupazione aumenta, il debito pure, il Pil cala i disordini civili sono all'ordine del giorno e in costante aumento in intensità e violenza e il ministro li chiama segnali di ripresa. Ammappalo che faccia!

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Runasimi

Dom, 15/12/2013 - 01:45

# abocca55 Condivido pienamente l'osservazione. Purtroppo abbiamo una gioventù che vuole posti di lavoro che non sporchino le mani e non facciano fare troppa fatica. Non tutti sono così. Ma una buona percentuale purtroppo preferisce vivere a scrocco.

lorenzo464

Dom, 15/12/2013 - 11:29

in Italia lavorano 4,5 milioni di stranieri, basta lagne per favore..è legittimo avere delle aspettative ma se queste non si realizzano per favore evitiamo i pianti, non siamo l'Italia di 100 anni fa, ma anche solo di 30 anni fa...