Acquisizioni straniere: ecco quando conviene

Da Teletra a Gucci, ombre e luci delle acquisizioni straniere

Dentro l’Europa o comunque quando si tratta di investimenti occidentali non è mai questione di passaporto ma della credibilità, del piano industriale e delle intenzioni di chi acquisisce un’azienda. Parola di Gianluca Spina, presidente Mip, la Business School del Politecnico di Milano. "Da un punto di vista generale – spiega Spina – vedere i grandi marchi del made in Italy passare sotto il controllo straniero può dispiacere ma in un mercato di aziende che sono contendibili, che quindi possono essere acquisite, è assolutamente normale". Per Spina il fatto che gli stranieri “si siano portati a casa a poco prezzo alcune di queste aziende non è una responsabilità degli stranieri ma è dovuta all’assenza di imprenditori italiani seriamente intenzionati ad investire”. “Ho la sensazione – aggiunge Spina - che i grandi capitali italiani, che eppure ci sono, tendenzialmente siano poco propensi ad aumentare gli investimenti in Italia e piuttosto vanno all’estero. Questo perché l’Italia è un paese impantanato, instabile sia per quando riguarda il quadro politico ma soprattutto per quello giuridico normativo. E’ un Paese dove non viene voglia di investire – continua il presidente MIP - eppure ci sono tante aziende interessanti da comprare, buoni marchi, buoni prodotti”. Dunque cosa cambia rispetto agli investitori stranieri? Perché per un investitore estero le stesse aziende diventano appetibili? “Sicuramente è perché sono meno vincolati al Paese – spiega Spina - hanno l’idea che investono oggi, portano a casa dei marchi e certe operazione di “svuotamento delle aziende” sono più facili da fare dagli stranieri che non dagli italiani”. A questo punto sarebbe facile fare una generalizzazione e affermare che l’investitore estero aumenta il rischio di una depauperazione dell’azienda perché agevolato in operazione di “svuotamento” e “spolpamento” ma la storia economica ci insegna che non è così e che sono tanti i fattori da considerare. Da Teletra a Gucci vediamo i casi uno per uno con Gianluca Spina.

Teletra, l’esempio da non seguire

“Teletra è finita in mano ad investitori francesi che di fatto l’hanno spolpata: si sono comprati l’azienda e progressivamente hanno portato l’intelligenza , la ricerca, lo sviluppo dell’azienda nel proprio Paese. Per un po’ hanno lasciato le fabbriche dopo di che hanno cominciato a chiudere anche quelle. In questo caso l’acquisizione aveva fin dall’inizio il solo scopo di compare un mercato di sbocco e dunque dal primo momento vi era il progetto di svuotare progressivamente l’azienda”.

Gucci, magari tutte le acquisizioni fossero così

“Gucci rappresenta uno dei casi di acquisizioni di successo: il passaggio di controllo straniero è avvenuto già da diverso tempo ma l’azienda mantiene un forte radicamento in Italia, rimanendo un marchio simbolo del Made in Italy. Questo tipo di acquisizioni fanno solo bene al Paese, non le ha comprate un investitore italiano pazienza! In questo caso l’investitore straniero le sta valorizzando”.

Ducati, da vedere ma potrebbe andare bene

“In Ducati non c’era nessuno che avesse la voglia o la forza di mantenere l’azienda e quindi è finita nell’orbita di Lamborghini che a sua volta è un altro marchio top dell’industria meccanica di lusso acquisita dal gruppo Audi Volkswagen. Qui bisognerà vedere ma non è detto che sia un male. Dietro alla Ducati, infatti, c’è una grande tradizione di tecnologia del brand la cui forza è connaturata al territorio, alla tradizione motoristica italiana e specifica dell’Emilia Romagna (anche l’insieme di fornitori collegati all’azienda) per cui l’investitore straniero ha tutto l’interesse a mantenere l’azienda legata al territorio. In questo caso l’investitore tedesco è in grado di dare più respiro, più capacità di sviluppo internazionale, di pompare quattrini per gli investimenti necessari e considerando che oltretutto non vi erano altri investitori credo che per l’economia del Paese e per l’economia locale, l’acquisizione sia in questo caso solo un gran bene”.

Edison, sarebbe stata meglio mantenere il controllo italiano

“Si tratta di un caso delicato perché Edison è una gran bella azienda che però è stata paralizzata negli ultimi anni da una proprietà che era in parte in mano ad un azionariato pubblico all’interno del nostro Paese i cui soci litigavano in continuazione e non si mettevano d’accordo. Alla fine purtroppo è andata in mano agli azionisti di Edf (Electricité de france). In questo caso, se si fosse trovato il modo di mantenere un controllo italiano sarebbe stato meglio anche perché il settore energetico che, a differenza degli altri, ha una valenza assolutamente strategica. I francesi erano interessati perché Edison è molto forte nei gas mentre la produzione elettrica di Edf proviene soprattutto dal settore nucleare e i francesi avevano chiaro l’obiettivo di voler diversificare un po’ le fonti. In ogni caso Edison non può essere “svuotata” perché gli asset del settore energico sono molto fisici, molto localizzati: le centrali, i gasdotti, le linee. Essendo un asse strategico sarebbe stato meglio mantenere il controllo italiano”.

Parmalat, è presto per dirlo

“La Parmalat non aveva necessariamente bisogno di entrare in un gruppo alimentare più grande, una volta risanata, pulita dagli aspetti finanziari catastrofici a seguito dell’ultima gestione dei Tanzi, in realtà era una azienda che poteva anche camminare con le sue gambe. Lì però purtroppo non c’è stata nessuna cordata italiana, nessun investitore che l’abbia voluta prendere. L’acquisizione di Lactalis? Vedremo se andrà bene, è troppo presto per dirlo”.

Alitalia, è possibile sono un’acquisizione straniera

“Il caso di Alitalia è ancora diverso. Non bisogna essere dei gran profeti per capire che fine farà Alitalia. Non ha la scala, non ha lo spessore, non ha la capacità di poter competere sul mercato internazionale del trasporto aereo da sola. Non può essere o non vuole essere un piccolo vettore regionale, ovviamente, ma non ha la taglia, non ha la forza di essere uno dei pochi grandi vettori internazionali in Europa. Ho abbastanza il sospetto che se e quando Air France metterà le mani su Alitalia sarà la fine di Teletra e subirà un ridimensionamento molto forte. In questo caso non vedo alternative, perché ha bisogno di entrare in un network più grande, da sola non può resistere a lungo. E forse l’opzione straniera è davvero l’unica soluzione”.

Valentino, potrebbe andare bene

“Credo che il caso di Valentino potrebbe seguire l’esempio virtuoso di Gucci ma è presto per dirlo. Nel caso dii Valentino, infatti, stiamo parlando di investitori puramente finanziari (Mayhoola for investments, società partecipata da un primario investitore del Qatar) che non hanno competenze specifiche, non controllano il business. Si portano a casa un gioiello e hanno tutto l’interesse a farlo funzionare bene. Potrebbe andar bene”.

Commenti
Ritratto di graziadio maria teresa

graziadio maria...

Sab, 23/02/2013 - 12:26

finalmente qualche notizia concreta in questo bailamme di chiacchiere preelettorale!

Ritratto di graziadio maria teresa

graziadio maria...

Sab, 23/02/2013 - 12:37

finalmente qualche notizia concreta in questo bailamme di chiacchiere pre-elettorali! maria teresa graziadio

rolf.carlon

Sab, 23/02/2013 - 16:17

Cara Laura, hai proprio ragione sulla spoliazione degli elementi migliori da parte delle società straniere: infatti mia figlia lavora come stilista designer iunior, addetta agli accessori, borse e valige, presso Saint Laurent Paris, ex YSL, compresa nel gruppo Gucci, nell'ufficio stile di Milano. Ora sembra che questo ufficio stile di Milano con tre addetti, venga chiuso, e sembra ancora, che il designer senior, il capo dei tre venga chiamato a Parigi mentre le due designer iunior, tra cui mia figlia, saranno lasciate a spasso!Grazie Ciao.

gpl_srl@yahoo.it

Lun, 25/02/2013 - 08:57

c' è da chiedersi cosa aspetta il governo a nominare Prodi a capo della commissione delle vendite: sappiamo che lui è moòto veloce e preciso nella valutazione reali dei beni da cedere: ad esempio, prendiamo la Ilva, capitale sociale circa 500 milioni, valore reale zero dato che si deve tener conto delle bonifiche mai fatte e dello stato di dipendenza dalla magistratura: quindi zero piu zero uguale a zero:e cosi via