Alitalia e Sea puntano su Linate Sale l'attesa per le nuove rotte

La società aeroportuale investe 8 milioni sullo scalo, obiettivo aumentare i ricavi da negozi e ristoranti

I commissari di Alitalia stanno lavorando al piano industriale che prevede la concentrazione del traffico a Fiumicino e a Linate. Contemporaneamente la Sea, la società degli aeroporti milanesi, annuncia un piano di investimenti (8,3 milioni) proprio per riqualificare Linate, partendo dal rinnovamento dell'immagine esterna. È legittimo chiedersi se le due cose siano collegate e se si possa parlare, in qualche modo, di un «rilancio» del City airport.

Alitalia ha una posizione dominante a Linate, con circa 200 movimenti al giorno e una quota di mercato del 65%; è titolare di una grande quantità di slot (finestre orarie per decolli e atterraggi), che esercita però con una certa fatica: per rimanere titolari del diritto è necessario utilizzarli con continuità, altrimenti vanno restituiti all'autorità (e non venduti). I commissari guardano con molta attenzione a questo asset: Linate è l'aeroporto più amato dai milanesi perché centrale; gli slot sono a numero chiuso (18 all'ora) e quindi il pacchetto di Alitalia vale molto in termini strategici; Linate è uno scalo strettamente regolato e oggi può collegare solo le città europee: vincolo anche tecnico, vista che la lunghezza della pista non è adatta agli aerei wide-body. Oggi Linate «lavora» circa 10 milioni di passeggeri all'anno, ha raggiunto una sua stabilità (il record è del 1997, prima dell'apertura di Malpensa, con 14 milioni), e questo sembra un tetto non superabile anche per questioni ambientali.

Con queste premesse, come può Alitalia valorizzare la presenza a Linate? La risposta non c'è ancora, perché il piano Gubitosi-Laghi-Paleari sarà pronto a fine luglio. Ma si può riflettere sul fatto che occorrerà una politica commerciale aggressiva per rendersi appetibili sul breve-medio raggio, segmento nel quale da Bergamo e Malpensa le low cost sembrano imbattibili. Quindi: collegamenti, frequenze e orari giusti, servizio di livello, prezzi concorrenziali. Il commissario Stefano Paleari è un esperto di sistemi aeroportuali e due anni fa era stato incaricato di studiare un'integrazione tra Sea e Sacbo, la società che gestisce Orio al Serio, progetto oggi meno attuale.

La Sea punta su Linate ora che il dualismo con Malpesa si è quietato. Il City airport ha raggiunto la stabilità a un livello di traffico non espandibile, mentre Malpensa (21 milioni di passeggeri nel 2017) cresce a due cifre. Qui il restiling ha avuto ottimi effetti commerciali, che si vuole replicare a Linate. Semplice: non potendo aumentare i ricavi «aviation» (attività aeronautica), si possono far crescere quelli «no-aviation», rendendo più attraente l'offerta di bar, negozi e ristoranti. Un aeroporto più bello crea benessere e voglia di spendere.

Ma il ragionamento della Sea sembra andare oltre, in un'ottica di autonomia industriale e di gestione del rischio. Se l'Alitalia (pagatore in difficoltà) resterà il cliente più importante, la crescita dei ricavi sarà garantita almeno dagli esercizi commerciali. Ma se Alitalia dovesse lasciare i propri slot, questi andrebbero alle compagnie in coda per ottenerli; e con una nuova clientela anche le tariffe aeronautiche potrebbero subire qualche ritocco all'insù.