Alitalia, Etihad in pressing sui «contenziosi» e Linate

L'Enav ha annunciato ieri la riduzione delle tariffe di assistenza al volo sulle operazioni di aeroporto. La notizia è stata data dall'ad della società in via di privatizzazione, Massimo Garbini, il quale ha sottolineato che «con questo intervento strutturale sulle tariffe aeroportuali dimostriamo la nostra capacità di supportare il sistema nazionale del trasporto aereo». Degli sconti beneficeranno tutte le compagnie attive in Italia; ma Alitalia ne beneficerà doppiamente, perché la revisione delle tariffe Enav era una delle richieste rivolte da Etihad al governo italiano per un suo ingresso nella compagnia italiana.
Lo stato dell'arte della trattativa è ancora in una fase preliminare, e anche di questo ha discusso il cda di Alitalia che si è svolto ieri. Una vera due diligence non è ancora cominciata, e gli arabi - secondo fonti vicine al dossier - sono contrariati dal fatto che Alitalia non abbia messo a disposizione la documentazione richiesta, in particolare quella relativa ai contenziosi pendenti (che da soli possono spostare di non poco i rischi dell'operazione). La lista di richieste di Etihad è lunga e riguarda aspetti economici e normativi. Una delle più difficili da soddisfare riguarda la «liberalizzazione» del traffico dell'aeroporto di Linate, oggi contingentato e regolato da un decreto (Bersani) emanato ai tempi del riordino dei voli tra Linate e Malpensa. Etihad, allo scopo di rilanciare Alitalia, vorrebbe mano libera (o quasi) per utilizzare il city airport milanese nei collegamenti europei e contrastare la concorrenza delle low cost. Dovrebbe intervenire il governo con un nuovo decreto, e il momento non è il più propizio.
Etihad chiede la pax sindacale definitiva (i 1.900 esuberi, cioè, vanno risolti subito), ma serba qualche preoccupazione per possibili contenziosi tardivi, così come teme che la politica possa intervenire a piacimento dopo l'operazione. Chiede la revisione dei rapporti con i fornitori. Per esempio, i leasing sugli aerei che vengono pagati a Carlo Toto, l'ex titolare di AirOne, sono considerati troppo onerosi e fuori mercato. Anche con le banche il discorso è aperto: lo scopo è ottenere un taglio, uno sconto o un allungamento dei debiti. Ma su questo punto non è difficile notare una contraddizione: da un lato agli istituti esposti (Intesa, Unicredit, Mps e Popolare di Sondrio: i primi due anche azionisti) si chiede di rinunciare in tutto o in parte ai propri crediti; dall'altro Alitalia sollecita agli stessi il prestito di 200 milioni a suo tempo concordato. Che senso ha tirar fuori altri soldi nel momento in cui i precedenti sembrano sul punto di sfumare? In ogni caso, di cassa per Alitalia ce n'è fino alla fine di aprile.
Insomma, la trattativa con Etihad sembra in alto mare e lontana da un punto di non ritorno («entreremo solo se saremo convinti»). Alitalia certo arricchirebbe il network che la compagni di Abu Dhabi sta costruendo con Air Belin, Air Serbia e Darwin; ma l'acquisto di una quota fino al 49% non è un'operazione necessaria. Per questo Air France, buona alleata di Etihad, resta alla finestra, pronta a giocare un ruolo o insieme all'alleato arabo o in caso di sua rinuncia. Del resto l'alleanza Parigi-Roma non è mai stata messa in discussione, nemmeno quando i francesi hanno snobbato l'aumento di capitale di Alitalia.