Alitalia, con Etihad via tutti i manager

Roberto Colaninno succede a se stesso e lunedì sarà rieletto presidente dell'Alitalia. Gabriele Del Torchio idem, continuerà nel suo incarico di amministratore delegato. La conferma si è ricavata ieri dalla presentazione delle candidature per il cda, in vista dell'assemblea di lunedì: i loro nomi appaiono in liste separate, quelle formulate dai soci principali. Spieghiamoci meglio: Intesa e Poste, secondo gli accordi, avrebbero dovuto indicare l'una il presidente, l'altra l'ad; se i nomi di Colaninno e Del Torchio fossero apparsi in un'unica lista, questo avrebbe significato la non-riconferma di uno dei due.
Le liste che, in serata, erano state inoltrate alla compagnia erano tre. Una di Intesa, primo socio, alla quale si sono aggregati altri azionisti; una congiunta di Poste e Unicredit, secondo e terzo azionista; una di Air France, da sola in quanto unica titolare di azioni di categoria B. Fino alla mezzanotte, almeno in via teorica, avrebbero potuto aggiungersi altri elenchi di nomi.
Per Colaninno, che ha dunque rivisto la sua volontà di lasciare, si tratta di una presidenza di transizione tra l'Alitalia stand alone e l'Alitalia firmata Etihad. Resterà alla guida come traghettatore e come figura di garanzia, su pressione soprattutto delle banche. Del Torchio, che con la riconferma ottiene una palese espressione di fiducia, avrà il compito di realizzare alcuni punti chiave del suo piano industriale, preliminari all'ingresso di Etihad. Ieri lo stesso Del Torchio ha partecipato a un incontro a Palazzo Chigi per riferire al governo; il governo, va detto, è stato ed è molto presente sul tema Alitalia, specie per l'alleanza con Etihad.
Etihad è il vero Convitato di pietra; la sua presenza si sente, è palpabile, ma ancora non c'è. Le manovre di avvicinamento continuano e sono sempre più concrete, per un'alleanza che dovrebbe sbocciare in primavera. Il calendario dovrebbe essere più o meno questo: lunedì, con l'assemblea, sarà formalizzato l'assetto attuale di Alitalia. Subito dopo Etihad dovrebbe manifestarsi con una dichiarazione d'interesse. L'ad di Etihad la prossima settimana sarà impegnato in due città europee: a Berlino e a Zurigo, per celebrare le alleanze con Air Berlin e con Darwin. Lunedì, in Germania, è improbabile che possa rivelare qualche novità, perché parlerà proprio in parallelo con l'assemblea di Alitalia alla quale, per stile, non dovrebbe distogliere attenzione. Più probabile qualche dichiarazione venerdì 16, in Svizzera, quando per Alitalia le bocce saranno ferme.
La manifestazione d'interesse da parte di Etihad è legata a quattro condizioni: 1. ristrutturazione del debito con le banche; 2. chiusura dell'accordo sindacale; 3. possibilità di cambiare tutti i manager; 4. una serie di garanzie sugli aeroporti. «Ristrutturare il debito» può significare ridurlo, allungarlo o alleggerirne il costo; togliendo i circa 600 milioni di debiti legati alla flotta, si tratta di un'esposizione di circa 400 milioni verso le banche (principalmente Intesa, Unicredit, Mps e Popolare di Sondrio). Sono in corso trattative; il clima è di fiducia. Quanto all'accordo sindacale, esso si riferisce a quei 1.900 esuberi da trattare con cassa integrazione e solidarietà; più le decurtazioni in busta per i dirigenti e per tutti gli stipendi sopra i 40mila euro. Risparmi previsti: 128 milioni all'anno. L'atteggiamento del sindacato sembra costruttivo. Etihad vuole poi mano libera sulla governance: questa sarà la vera discontinuità con il passato. Si parla di un ad inglese proveniente da una compagnia asiatica; in ogni caso la responsabilità della gestione sarà tutta araba. E questo, sia consentito dirlo, è una bella garanzia.