Alitalia, spunta il premio per i soci più «generosi»

I piccoli soci di Alitalia, quelli più riluttanti alla sottoscrizione del prestito-ponte da 150 milioni, potrebbero essere in trappola. Secondo quanto rivelato dall'agenzia Radiocor, l'obbligazione subordinata riservata agli azionisti avrebbe un premio di conversione del 30% sul valore della compagnia che dovrà essere stimato da una banca d'affari. In pratica, chi non lo sottoscrive potrebbe essere destinato a una forte diluizione.
Una brutta notizia per il fronte capeggiato dalla Equinox di Salvatore Mancuso che votò contro la delibera in assemblea a febbraio. Certo, con l'allontanamento di Andrea Ragnetti, il fondo di private equity si è riavvicinato al presidente Roberto Colaninno. Ma la spada di Damocle resta. Occorre, infatti ricordare, che la maggioranza degli azionisti Alitalia ha già assolto ai propri obblighi: sono stati infatti già sottoscritti 95 dei 150 milioni di bond convertibile grazie agli impegni dei Riva, di Intesa e di Immsi (Colaninno). Si tratta dell'impegno minimo, ma nel cda di domani - con l'aggiornamento del piano industriale e soprattutto l'insediamento di Gabriele Del Torchio quale nuovo ad - altri soci potrebbero aggiungersi. Atlantia, pur favorevole, intendeva aspettare Air France-Klm (25%).
Equinox (3,8%), quindi, potrebbe rimanere un po' più sola. Innanzitutto perché la conversione del prestito scatterebbe automaticamente se un azionista detenesse più del 50% di Alitalia. Con la scadenza dell'ultimo residuo del lock-up (il diritto di prelazione agli attuali soci), il prossimo 28 ottobre, gli scenari inevitabilmente muteranno. Nei primi dieci giorni di dicembre del 2013, inoltre, si aprirà una finestra per trasformare volontariamente il bond in capitale. Infine, se Alitalia non dovesse rispettare il budget 2013 (è atteso il pareggio operativo) e ricorrere a un aumento di capitale in opzione, le obbligazioni convertibili si tramuterebbero immediatamente in nuove azioni.
Il paradosso, che Mancuso in assemblea ha fatto notare, è che la sottoscrizione potrebbe rappresentare un'altra fonte di perdite per i detentori del bond. Trattandosi di un finanziamento soci (per di più subordinato), in caso di insolvenza il suo rimborso sarebbe posticipato rispetto alla soddisfazione degli altri creditori. Il rimborso stesso, inoltre, dovrebbe essere restituito alla società se quest'ultima dichiarasse fallimento entro un anno dalla redenzione del debito.