Allarme Sud, abbiamo la Grecia in casa

Un cittadino su tre a rischio povertà, Pil negativo e disoccupazione: Meridione verso il «sottosviluppo permanente»

RomaIl Mezzogiorno è a rischio desertificazione. E non stiamo parlando di ambiente. Ma della desertificazione socio-economica. A lanciare l'allarme è l'istituto Svimez che ha presentato il suo ultimo rapporto. Un allarme affatto inquietante visto che le nostre regioni meridionali hanno un tasso di crescita così basso da rischiare appunto una sorta di erosione senza ritorno. «Con la conseguenza - spiegano gli esperti - che l'assenza di risorse umane, imprenditoriali e finanziarie potrebbe impedire all'area meridionale di agganciare la possibile ripresa e trasformare la crisi ciclica in un sottosviluppo permanente». Insomma il nostro si rivela essere sempre più un Paese diviso. Nel 2014 per il settimo anno consecutivo il Pil del Mezzogiorno è negativo (-1,3%) ricreando il divario con il Pil del Nord registrato nel 2000. Il rapporto sottolinea poi come tra il 2008-2014 (cioè nel periodo della cosiddetta crisi congiunturale) gli investimenti industriali sono crollati addirittura del 59%.

Tra l'altro anche la Grecia fa molto meglio delle nostre regioni meridionali. Il tasso di crescita greco ha raggiunto il 24% mentre il Sud italiano si ferma al 13% (quasi la metà). E non basta aggiungervi i dati (sicuramente più positivi) delle regioni settentrionali. L'intero Paese si ferma a una crescita del 20%, consegnandoci così il poco prestigioso primato di Paese europeo con la ripresa più lenta. Altro dato inquietante - sempre guardando a quanto succede al Sud - è il livello occupazionale. Mai così basso da quarant'anni a questa parte. In poche parole i 5,8 milioni di occupati nel Mezzogiorno corrispondono più o meno alla stessa cifra registrata dalla prima indagine Istat del 1977. Il tasso di disoccupazione, poi, nel 2014 segna una forte differenza tra Nord e Sud. Quello delle regioni centro-settentrionali si ferma la 9,5% mentre al Sud supera il 20%. L'anno passato i posti di lavoro in Italia sono cresciuti di 88.400 unità, tutti concentrati, però, al Centro-Nord. Per vedere qualche timido segno di cambiamento bisogna spostare l'attenzione ai primi mesi dell'anno in corso. Forse per effetto del Job Acts anche al Sud si registrano 47mila posti contro gli 86mila del Centro-Nord.

Per quanto riguarda i giovani, gli esperti dello Svimez segnalano una spaccatura che non ha paragoni in Europa. Basta un dato: il tasso di disoccupazione tra gli under 24 raggiunge il 56%. Questa situazione - spiegano i ricercatori - porta a credere che lo studio non serva più per trovare lavoro, «alimentando così una spirale di impoverimento del capitale umano, determinata da emigrazione, lunga permanenza di disoccupazione e scoraggiamento a investire sulla formazione avanzata». Insomma il rischio di aumento della povertà è più che concreto. Al Nord una persona su dieci è a rischio, mentre al Sud la percentuale sale drammaticamente: uno su tre, con la punta massima in Sicilia del 41%. Non bisogna essere economisti per capire che la prima conseguenza di questa situazione è il crollo dei consumi. Analizzando soltanto gli anni della crisi (2008-2014) si vede come la caduta cumulata dei consumi delle famiglie abbia superato al Sud i 13 punti percentuali (-13,2%), il doppio del resto del Paese (-5,5%). In particolare, negli anni 2008-201 4 il calo cumulato dei consumi alimentari è stato al Sud del -15,3%, contro il -10,2% del Centro-Nord; e di ben il -16% per vestiti e scarpe , il doppio del resto del Paese (-8%).

Un Paese impoverito e pessimista ovviamente fa meno figli. E anche questo è un dato allarmante visto che in Italia sono nati nel 2014 solo 174mila bambini. Non accadeva dal 1861 (anno del primo censimento del neonato Stato italiano). Solo che allora la popolazione era di 22 milioni, quasi un terzo di quella attuale (62 milioni).