Anche la Corea del Sud spara contro i bitcoin

Dopo lo stop del governo di Israele scende in campo Seul: "Speculazione assurda, basta con i conti correnti anonimi". Ancora giù le criptovalute

Satoshi Nakamoto, il presunto inventore dei bitcoin

La frontiera delle valute digitali finora è stata un Far West in termini regolatori, fatto salvo per alcuni Paesi che ne hanno dichiarato l'illegalità (Nepal, Bolivia, Ecuador, Bangladesh, Kirghizistan e, recentemente, Marocco). Ma, complice l'escalation degli ultimi mesi registrata dai bitcoin (dai 743 dollari di gennaio 2017 a 19.554 di inizio dicembre fino ai 14500 di ieri), la soglia di attenzione è aumentata: i governi stanno iniziando ad alzare le barricate contro un mercato finora regolato solo dalla rete.

Ieri è stata la volta dell'esecutivo della Corea del Sud che, per arginare «l'assurda speculazione», ha annunciato una serie di misure tra cui il divieto di utilizzare conti correnti anonimi virtuali per le transazioni con monete elettroniche. Tutti i conti anonimi saranno chiusi entro un mese, anche se non è stato specificato in che modo. Le autorità inoltre potranno chiudere i cambi se lo riterranno necessario. Il Paese asiatico, un hub dove avviene un quinto delle transazioni mondiali sui bitcoin, aveva già vietato alle proprie istituzioni finanziarie il commercio in criptovalute.

Mercoledì era stata la volta dell'autorità finanziaria israeliana che intende bandire dalla Borsa le società la cui principale fonte di guadagno sia costituita dalle criptovalute, almeno finché «sarà trovato un quadro normativo appropriato». Una strada che, a quanto pare, potrebbe seguire anche Singapore che ha puntato l'indice contro «i rischi significativi delle valute elettroniche» e la sicurezza degli intermediari. Tokyo, dopo aver ufficialmente consentito l'utilizzo delle criptovalute, ha invertito la rotta: pochi giorni fa Haruhiko Kuroda, governatore della Bank of Japan, ha puntato il dito contro l'incremento «assurdo» delle criptovalute, una posizione condivisa dalla banca centrale indiana e da quelle australiana e neozelandese. L'Indonesia pare voglia vietare le transazioni in bitcoin il prossimo anno, mentre in Vietnam non sarà più possibile effettuare pagamenti utilizzando monete elettroniche già dal primo trimestre 2018. La Cina ha vietato il trading da parte delle istituzioni finanziarie e l'offerta di valute elettroniche (initial coin offering). Quanto alla Russia, il premier Vladimir Putin ha preannunciato vincoli stringenti, ma sul territorio continuano a fiorire le cosiddette miniere per l'estrazione di bitcoin.

A risentire della stretta è stato ieri l'intero settore delle valute digitali, con l'eccezione di Ripple che è volata a nuovi massimi grazie all'accordo tra Sbi Ripple Asia e alcune società di carte di credito giapponesi per usare nei pagamenti la tecnologia blockchain (un pubblico registro con tutte le transazioni). E potrebbe essere proprio la blockchain l'Eldorado del futuro. Sono numerosi infatti gli Stati che stanno pensando a una qualche forma regolamentata di valuta digitale locale compresi, tra l'altro, Russia, Cina, Bolivia e Israele.

Commenti
Ritratto di franco-a-trier_DE

franco-a-trier_DE

Lun, 01/01/2018 - 13:34

da 17000 è passato a 13000 presto andrà a zero..