Anche Moody's accende un faro su Saipem

Se scende il rating, aumentano le commissioni e rischio «spazzatura»

Dopo Standard&poor's anche Moody's ha acceso i riflettori su Saipem mettendo sotto osservazione il giudizio della società di cui l'Eni resta socio di maggioranza in vista di un possibile taglio del cosiddetto rating preliminare che al momento è Baa3, ultimo gradino prima del livello spazzatura. La mossa è spiegata dall'agenzia con il fatto che «il forte indebolimento dei fondamentali dell'industria petrolifera aumenta il rischio di cancellazioni o ritardi dei progetti e riduce gli investimenti nei settori del petrolio e del gas». Non solo: l'agenzia evidenzia come i prezzi del greggio rispetto ad ottobre (ovvero quando aveva assegnato il giudizio al gruppo guidato da Stefano Cao) «sono diminuiti molto» e vede «rischi sostanziali che gli stessi prezzi possano recuperare molto più lentamente nel medio termine rispetto a quanto previsto da molte aziende» o addirittura che il greggio scivoli ancora al ribasso. Ma quale è il rischio dei riflettori accesi dalle agenzie di rating? In base al prospetto dell'aumento di capitale da 3,5 miliardi, le spese complessive di Saipem per l'aumento di capitale sono stimate in circa 50 milioni. Quindi, in caso di sottoscrizione integrale, nelle casse della società petrolifera entreranno 3,45 miliardi. Il credit watch farà però lievitare le commissioni delle banche. E non è solo un problema di costi. Perché dopo la mossa di S&P, la società ha integrato nei giorni scorsi il prospetto informativo aggiungendo che in caso di annuncio di avvio di una procedura di revisione dei rating con possibili implicazioni negative al di sotto del livello di investment grade, «le banche e Saipem negozieranno in buona fede esclusivamente una revisione delle commissioni di garanzia per adeguarle al mutato profilo di rischio dell'aumento di capitale, fermo restando il rispettivo impegno di garanzia ivi assunto». Allo stesso tempo, sul finanziamento da 4,7 miliardi, «è previsto in caso di taglio del rating, che i margini applicati sulle varie linee di credito siano incrementati per un massimo dello 0,45% annuo e che, successivamente, la società sia tenuta a mantenere un rapporto tra indebitamento finanziario netto e margine operativo lordo non superiore a tre volte». Infine, l'eventuale downgrade potrebbe avere un impatto negativo sulla situazione economica, patrimoniale e finanziaria del gruppo». Intanto a Piazza Affari, ieri sono passati di mano 142,8 milioni di titoli, circa il 32% del vecchio capitale sociale, con l'azione che ha chiuso in ribasso dell'1,3% a 0,362 euro, in linea con il prezzo di sottoscrizione dell'aumento che si chiude oggi. Le banche del consorzio, in base alla nota informativa sull'aumento, non possono sostenere le quotazioni per non farle scivolare sotto la soglia di emissione.

Commenti

marygio

Gio, 11/02/2016 - 13:43

tempismo perfetto. un'adc oggi è roba da dementi. la crisi mondiale è una balla. c'è più petrolio in giro che acqua....ahhhhhhhhhhhh. pensare che doveva finire negli anni 70....ahhhhhhhhhhhhhh. siamo in mano a un branco di cxxxxxi patentati