Appello dei calzaturieri: "Il governo spinga per il sì all'etichetta europea Made in"

Giovedi voto decisivo al Consiglio Competitività e i Paesi contrari guidati dalla Germania possono bloccare la norma approvata dall?europarlamento. Sagripanti (Assocalzaturifici): "Il governo faccia sentire tutto il suo peso, la manifattura non può più aspettare"

“Giovedì 4 dicembre sarà una data decisiva per il Made in e non possiamo accettare che il Consiglio Europeo possa vanificare tutti gli anni di intenso lavoro per ottenere una norma che dovrebbe essere scontata in un mercato civile. Si tratta, tra l’altro, dell’ultimo decisivo appuntamento durante la presidenza europea dell’Italia e chiediamo con forza che le energie di tutti gli attori istituzionali convergano affinché il Consiglio Competitività della Ue, chiamato ad esprimersi sulla normativa, non chiuda definitivamente le porte al Made in”. Così il presidente di Assocalzaturifici Cleto Sagripanti lancia un ultimo appello al governo Renzi in vista del Consiglio Competitività si pronuncerà in merito al Regolamento Europeo sulla sicurezza dei prodotti destinati ai consumatori e la vigilanza del mercato, che contiene l’articolo 7 relativo al Made in, all’obbligo dell’etichetta di origine.

"La manifattura non può più aspettare: da anni combattiamo con Confindustria per questo provvedimento, che il Parlamento Europeo lo scorso aprile ha già votato a larghissima maggioranza. Non possiamo più sopportare di essere ostaggio di una lobby - aggiunge Sagripanti -: questo gruppo di oppositori non rappresenta né le tante piccole e medie imprese europee né i suoi cittadini e consumatori, ma solo gli interessi dei grandi player della distribuzione e del commercio che vogliono impedire all’Europa di avere un regolamento chiaro sulla questione, relegandola ad ultima area nel mondo nella quale il consumatore non ha ancora il diritto di sapere l’origine dei prodotti importati”.

Parole chiare, che non prestano a equivoci e non si possono non ascoltare, quelle di Sagripanti. Siamo davvero alla stretta finale dopo anni di battaglie bipartisan e dopo aver ottenuto un primo importante risultato per l’introduzione della norma che risale al 17 ottobre 2013 quando Assocalzaturifici in sinergia con Confindustria e Cec, Confederazione europea della calzatura, aveva accolto con soddisfazione il voto della Commissione mercato interno e tutela dei consumatori dell’Europarlamento, incaricata di elaborare la proposta legislativa, a favore della norma e per il mantenimento dell’art. 7 sull’etichettatura di origine. Votazione che era stata preceduta da quelle favorevoli ma con valore consultivo, di altre tre Commissioni.

Nei primi mesi del 2014 - ricorda Assocalzaturifici - le lobby contrarie al provvedimento hanno cercato di recuperare i voti degli Europarlamentari dei Paesi del Nord Europa. Così è partito un “intenso lavoro di pressione, che ha portato allo straordinario risultato del voto del Parlamento Europeo dello scorso 15 aprile in seduta plenaria, con 485 favorevoli e 130 contrari”. E' subito partita la fase negoziale tra Commissione e Consiglio dei Ministri Ue dove sono in maggioranza i Paesi membri contrari guidati dalla Germania. E dall’inizio della Presidenza italiana della Ue lo scorso 1 luglio “non ci sono state novità rilevanti all’interno degli equilibri politici del Consiglio dei ministri e i Paesi membri favorevoli al Made sono in minoranza: 18 contrari allineati con la Germania, 8 favorevoli allineati con l’Italia”.

“Ci attendevamo molto dal semestre di presidenza europea dell’Italia - conclude il Cleto Sagripanti -. Il dossier sul Made in è stato più volte bloccato a causa dell’ostruzionismo di alcuni paesi e le nostre Istituzioni non sono state in grado di superarlo con determinazione. Ci appelliamo al governo perché in questo ultimo decisivo rush finale sia capace di far sentire tutto il suo peso a sostegno del provvedimento. Il recente voto del Parlamento Europeo sul Made in aveva del resto già testimoniato come in Italia e in Europa si senta fortemente la necessità di incentivare un percorso di reindustrializzazione e di accompagnare il ritorno alla manifattura per raggiungere l’obiettivo del 20% del Pil per il 2020 fissato da Bruxelles. È ora di legiferare con coerenza rispetto a tali obiettivi".

Commenti
Ritratto di Zagovian

Zagovian

Mar, 02/12/2014 - 16:18

Il tema è complesso,ma semplice allo stesso tempo.Basterebbe,che OGNI PRODOTTO MERCEOLOGICO,per potersi fregiare del marchio "Made in ...."(non solo per Nazione,ma anche per "zona",per prodotti alimentari,all'interno di un Paese,...(vedi zone inquinate della Campania,e cose simili...),basterebbe fare un distinguo fra "Made in..."come materie prime,e come manodopera",basterebbe dire che il costo di PRODUZIONE del prodotto venduto(materia prima e/o prodotto finito),è "Made in..." secondo una certa PERCENTUALE PONDERALE di prodotti del PAESE, a cui si riferisce.Sarebbe un grande passo avanti.Per esempio,un "panettone",non potrebbe spacciarsi "Made in Italy",se PONDERALMENTE il 90% di TUTTI I SUOI INGREDIENTI,non fosse di origine Italiana,prodotto al 100%,con manodopera Italiana...Per il latte,di dovrebbe arrivare al 99%,come "materia prima,e 100" come "manodopera"...Per una "maglietta di "cotone"(visto che non lo produciamo):1% "materia prima"-95% "manodopera",...e così discorrendo....

marinaio

Mar, 02/12/2014 - 17:25

Macosa volete che gliene freghi alla sinistra di difendere il Made in Italy! A loro interessa solo difendere la propria poltrona ed il proprio portafoglio!!!

blackbird

Mar, 02/12/2014 - 19:05

Ma chi volete che comperi un formaggio grana "Made in Germany"? O uno spaghetto "Made in Poland"? Basta e avanza per capire come andranno le cose in UE. E poi diciamocela tutta: i prosciutti italiani DOP devono essere prodotti e stagionati in zone delimitate con cosce di suino nato, cresciuto e macellato in Italia. Purtroppo questi suini vengono nutriti con materia prima (soia e mais) di provenienza estera (in Italia non siamo autosufficienti, e non potremo mai esserlo), dove non sempre è consentito distinguere commercialmente un seme "naturale" da uno OGM. E poi facciamo tanto rumore in patria!

Giorgio5819

Mar, 02/12/2014 - 19:09

Illusi, quando mai una banda di comunisti può partorire qualcosa di sensato ? Meglio le scarpe dei cinesi no ?