Apple corre ma è rischio boomerang in Cina

«I migliori conti di sempre» nel secondo trimestre, come li ha definiti un raggiante Tim Cook, pongono ora Apple nella forzata posizione di chi ha l'obbligo di migliorarsi sempre. E certo non sarà facile dare ulteriori soddisfazioni agli azionisti (+0,2% ieri il titolo, dopo il +1,4% di lunedì sera), da qualche anno abituati bene dal titolo della Mela morsicata.

Il second quarter , chiuso fiscalmente il 31 marzo, ha confermato una volta di più la caratura internazionale della creatura di Steve Jobs: ormai, il 69% delle vendite avviene al di fuori degli Stati Uniti. Ciò ha reso il gruppo meno legato agli umori dei consumatori a stelle e strisce, ma al tempo stesso ha creato un'altra dipendenza: quella nei confronti della Cina, macro-area in cui Apple sta combattendo con i rivali di Samsung una lotta multi-miliardaria per accaparrarsi il mercato in cui si vende il maggior numero al mondo di smartphone. Proprio lì, nell'ex Impero Celeste, tra gennaio e marzo è accaduto un fatto epocale per Cupertino: per la prima volta, ha venduto più iPhone sul territorio cinese (fatturato pari 16,82 miliardi di dollari, il 71% in più dello stesso periodo 2014) che su quello statunitense (+19% a 21,3 miliardi).

La straordinaria crescita economica della Cina ha enormemente facilitato la mission di Apple. Ma il Dragone sta ora rallentando (il ritmo attuale è il più modesto degli ultimi sei anni), al punto che la Banca centrale cinese starebbe valutando l'idea di introdurre un proprio quantitative easing , acquistando i bond emessi dalle amministrazioni locali, dopo aver già ridotto due volte la quantità di riserve di cash che gli istituti devono mantenere presso i suoi sportelli. La frenata cinese potrebbe così avere conseguenze sui conti del terzo trimestre, periodo che incorporerà anche la prima ondata di Apple Watch. La seconda, che dovrebbe interessare anche l'Italia, è in programma entro fine giugno. Improbabile, tuttavia, che le vendite dell'orologio della Mela morsicata possano in qualche modo compensare un eventuale calo di fatturato legato all'iPhone. Nel secondo trimestre Apple ne ha piazzati la bellezza di 61 milioni di esemplari (+40% sul 2014), anche se la cifra è rimasta inferiore ai 74,5 milioni venduti nel trimestre tra ottobre e dicembre, quello del lancio dei nuovi modelli. È al melafonino, in particolare a quello nella versione 6, che si deve la gran parte dei 58 miliardi di giro d'affari e una fetta consistente dell'utile netto trimestrale di 13,6 miliardi ottenuto a fine marzo. L'iPad continua invece a dare poche soddisfazioni, con le vendite scese del 23% e per la seconda volta inferiori a quelle degli iMac.