Approvata la Google Tax. E ora i motori di ricerca dovranno pagare gli editori

Passa alla Camera l'emendamento che costringe le società estere ad avere partita Iva italiana. E il governo approva un ddl per rilanciare aiuta l'editoria online

Due novità per l'editoria. Mentre in commissione Bilancio della Camera è passata la cosiddetta Google Tax che costringe le multinazionali a pagare le tasse in Italia, a Palazzo Chigi è stato approvato un ddl che prevede un compenso agli editori per l'utilizzo dei contenuti anche da parte dei motori di ricerca.

La Google Tax - la prima in Europa - è stata introdotta in un emendamento alla legge di stabilità e obbliga le società - da Google ad Amazon - che comprano prodotti o servizi (compresi gli spazi pubblicitari) sui portali italiani ad avere una partita Iva nel nostro Paese. In questo modo i volumi di vendita realizzati in Italia (sia nella vendita di pubblicità che nell’e-commerce, che nel gioco on line) sarebbero anche fatturati nel nostro Paese, con il conseguente aumento del gettito, mentre oggi vengono fatturati in altri paesi con regimi fiscali agevolati (per esempio l’Irlanda).

Per quanto rigarda invece l'articolo 5 del ddl approvato oggi in Consiglio dei ministri, si tratta di una norma che obbliga chi utilizza anche solo per l'indicizzazione i contenuti di un sito internet a stipulare un accordo con il titolare del copyright. In caso contrario sarà l'Agcom a stabilire le condizioni economiche (una sorta di "tariffa" che il motore di ricerca deve pagare all'editore"), su istanza del sito internet. In particolare la norma riguarda "la riproduzione, la comunicazione al pubblico e in ogni caso l’utilizzazione, anche parziale, in ogni modo o forma, ivi compresa l’indicizzazione o aggregazione di qualsiasi genere, anche digitale, di prodotti dell’attività giornalistica, compresi la forma e il contesto editoriali, pubblicati a stampa con mezzi digitali, teleradiodiffusi o messi a disposizione del pubblico con altri mezzi".

Commenti

gamma

Ven, 13/12/2013 - 22:59

Norma che sicuramente verrà condannata dalla commissione europea. Infatti si configura come una norma protezionistica che tenta di ostacolare la libera crcolazione delle merci all'interno dell'unione. E poi basti pensare che se tutti i paesi membri dell'UE adottassero la stessa norma un azienda per vendere on line in Europa dovrebbe aprire 28 partite IVA. Una per ogni paese dell'unione. Semplicemente demnziale.

pepina

Sab, 14/12/2013 - 11:15

@gamma: ma, se non ho capito male, queste società già hanno delle srl nei singoli paesi, solo che riescono poi a pagare le tasse altrove. Comunque, se questa cosa è controversa, l'articolo 5 è molto interessante perché impedisce di fare business gratis con i contenuti degli altri.