Assoluzione definitiva per Tronchetti nel caso Telecom-Kroll

La Corte d'appello cancella la condanna di primo grado: «Non c'è reato». Il presidente Pirelli aveva rinunciato alla prescrizione

Ha fatto bene Marco Tronchetti Provera, due mesi fa, a rinunciare alla prescrizione che gli avrebbe consentito di uscire senza danni dal processo per il presunto spionaggio contro gli spioni della Kroll. Perché quella che il presidente e ad di Pirelli ha incamerato ieri pomeriggio è invece una assoluzione con formula piena, «perché il fatto non costituisce reato», che azzera la condanna a un anno e otto mesi di carcere inflitta in primo grado. Nella lotta furibonda per il controllo di Tim Brasile, se qualcuno (oltre alla Kroll) violò le regole del gioco fu - secondo la sentenza di ieri - solo e soltanto l'ufficio Security di Telecom, diretto allora da Giuliano Tavaroli e protagonista con il suo «Tiger Team» di una incursione nei computer della colossale agenzia di investigazioni privata americana. Ma dei metodi con cui i suoi sottoposti combattevano la guerra, per la Corte d'appello, Tronchetti nulla poteva sapere.

Che la struttura di Tavaroli non avesse mai intercettato illegalmente nessuno ormai era chiaro da un pezzo. Per i dossier raccolti nel corso degli anni, Tavaroli e il suo staff hanno già patteggiato pene per cui nessuno tornerà in carcere. A restare aperto era solo un piccolo, ma ingombrante capitolo: quello sulla consegna ai vertici dell'azienda del dvd con le notizie «succhiate» dal Tiger team agli avversari. Secondo il racconto di Tavaroli, nel corso di una riunione alla presenza di Tronchetti si decise che il disco sarebbe stato inviato con lettera anonima agli uffici di Telecom. Per questo Tronchetti si era ritrovato inquisito per ricettazione. Nel luglio 2013, il giudice Anna Calabi ritenne credibile la versione di Tavaroli e condannò Tronchetti. Ora, la nuova sentenza cancella quella condanna. «C'è stato un tentativo di attribuire responsabilità inesistenti. Mi sono sempre preoccupato di gestire con passione le aziende e ho sempre avuto fiducia che la verità si sarebbe imposta», commenta un sollevatissimo Tronchetti, mentre per Marco de Luca e Giuseppe Lombardi, difensori del manager, «l'acquisizione dei nuovi elementi probatori dimostra le lacune del dibattimento di primo grado».

Tra le conseguenze della sentenza di oggi c'è quella di depotenziare un'inchiesta ancora formalmente aperta, su cui si era impegnato a lungo il procuratore aggiunto Alfredo Robledo prima di dover lasciare Milano: l'inchiesta per falsa testimonianza contro il professor Francesco Mucciarelli, all'epoca dei fatti legale di fiducia di Tronchetti, che aveva smentito la versione di Tavaroli e che per questo era stato inquisito: nel corso delle indagini sono stati interrogati sia Tronchetti, sia Tavaroli, ma ora lo sbocco più scontato è l'archiviazione. Ed un altro effetto collaterale della sentenza di ieri è che le presunte vittime dovranno restituire a Tronchetti i risarcimenti stabiliti in primo grado. Tra questi, Telecom Italia, che si era costituita parte civile.