Atene chiede la tregua Nasdaq al picco dal 2000

Tsipras vede la Merkel per un accordo ponte. L'Ue: «Sforzi insufficienti» Giù le Borse europee, ma Wall Street batte il record dell'era «dot com»

«Abbiamo già dato: ora tocca a voi». La sintesi è un po' brutale, ma rispecchia ciò che il premier Alexis Tsipras ha detto chiaro e tondo, ieri a Bruxelles, alla Cancelliera tedesca Angela Merkel. Un secondo faccia a faccia tra i due leader, dopo quello di Berlino dello scorso 23 marzo, che arriva in un momento delicato: le trattative per lo sblocco della tranche di aiuti da 7,2 miliardi sono in stallo, e il vertice dell'Eurogruppo di oggi a Riga rischia di trasformarsi nell'ennesima occasione perduta. Le Borse europee captano l'incertezza, seppure ieri le perdite siano state contenute (-0,5% Milano). Ma dall'altra parte dell'oceano, a Wall Street, il clima è euforico, con l'indice hi-tech del Nasdaq che ha polverizzato il record che durava dal 10 marzo 2000, epoca della bolla «dot-com».

Ben diverso è l'umore nel Vecchio continente. La Commissione Ue continua a ritenere «non buoni» i progressi compiuti per arrivare a un'intesa tra Atene e i creditori, prevista non prima di maggio. Pungolato da più parti, il governo ellenico non ha ancora presentato una lista completa di riforme. E ha più volte ribadito che la linea rossa invalicabile è quella che riguarda pensioni, Iva e licenziamenti. Insomma: no a ulteriori misure recessive. Tsipras è convinto di essere già sceso a compromessi sufficienti per poter chiudere la partita, e l'ha detto alla Merkel. Alla quale ha rivolto anche l'invito ad accelerare i negoziati per arrivare a un accordo-ponte, nel rispetto di quell'intesa intermedia da raggiungere entro fine aprile, così come stabilito dall'Eurogruppo del 20 febbraio. Una lieve apertura in tal senso potrebbe essere letta nelle parole del presidente dei ministri finanziari, Jeroen Dijsselbloem: in cambio della parziale attuazione delle riforme, gli aiuti potrebbero essere versati alla Grecia in tranche. Il problema è che - secondo il parere di Ue, Bce e Fondo monetario internazionale - dal giorno della faticosa sottoscrizione di quel patto, Atene ha cambiato le carte in tavolo più volte.

In un paio di mesi i rapporti tra le parti si sono fortemente deteriorati («La fiducia sulla Grecia è calata, e senza fiducia non si può negoziare», ha ammesso il vicepresidente della Commissione europea Jyrki Katainen), così come le disponibilità di cassa greche. Con le scadenze che incombono (solo al Fmi va rimborsato un miliardo il mese prossimo), allungando l'ombra del default, il governo ha messo le mani sulla liquidità degli enti pubblici. Ma ciò potrebbe non bastare. Atene accarezza così l'idea di chiedere all'Esm, il meccanismo permanente di salvataggio europeo, di acquistare i bond governativi greci detenuti dalla Bce.