Atlante salva l'aumento di PopVicenza

Primo test per il fondo che garantirà la ricapitalizzazione della popolare subentrando a Unicredit

Camilla Conti

Con un consiglio di amministrazione iniziata nel tardo pomeriggio di eiri e andato a vanti fino a tarda sera, la Popolare di Vicenza ha avviato il suo primo passo verso Piazza Affari dove potrebbe sbarcare all'inizio di maggio. Sul tavolo, la forchetta di prezzo per l'Ipo e quindi per l'aumento di capitale. In attesa di numeri certi, gli azionisti sono già rassegnati a livelli lontani anche dai 6,3 euro cui era stato fissato quel diritto di recesso subito definito non esercitabile. Di certo, una tranche del 45% dell'aumento di 1,5 miliardi verrà riservata ai soci, mentre una quota non inferiore al 50% è rivolta agli investitori istituzionali. Un altro 5% è destinato al pubblico «retail».

Può comunque partire il primo test di Atlante, il fondo lanciato la scorsa settimana proprio come salvagente per i futuri aumenti di capitale delle banche italiane e per l'acquisto di sofferenze. Ieri Unicredit ha infatti sottoscritto con Quaestio Management sgr un accordo per la sottoscrizione della porzione dell'aumento di capitale dell'istituto legato all'Ipo che risulterà inoptata: l'intesa prevede insomma il subentro da parte di Atlante al gruppo guidato da Federico Ghizzoni, che si era fatto garante per un importo massimo di 1,5 miliardi. Quello che viene definito tecnicamente dagli addetti ai lavori un «sub-underwriting», è condizionato «al conseguimento delle necessarie autorizzazioni e approvazioni da parte delle competenti Autorità (Bce, Banca d'Italia e Consob) e al rispetto dei vincoli regolamentari del fondo stesso», si legge in una nota diffusa dalla società di gestione guidata da Alessandro Penati.

Unicredit, insieme a Intesa, è uno dei principali aderenti al fondo con un contributo massimo di 1 miliardo di euro acquisendo una quota non superiore al 20 per cento. Il fondo punta a partire con una dotazione fino a 6 miliardi: ieri hanno annunciato la loro adesione anche Ubi (per 200 milioni), Popolare di Bari (50 miilioni), la Fondazione Crt (50 milioni) e la Popolare di Sondrio (50 milioni).

Sullo sfondo, restano le perplessità degli analisti sulla effettiva potenza di fuoco del fondo: le sofferenze delle banche italiane sono, infatti, triplicate dall'inizio della recessione fino a toccare 196 miliardi di euro, 83 miliardi dopo l'applicazione della copertura cash del 57,6% (120% comprese le garanzie). Gli Npl pesano per il 4,6% sui crediti netti e per il 43% sul capitale. Lo scenario peggiore elaborato dagli analisti di Kepler vede Atlante raccogliere 5 miliardi di euro (senza alcuna leva) e investire 3,5 miliardi per sottoscrivere gli aumenti di capitale delle banche e 1,5 miliardi per acquisire titoli junior dal veicolo speciale per gli Npl (altri 0,6 miliardi, o il 30% del totale, potrebbe essere acquistato dalle banche che contribuiscono con gli Npl). Assumendo una leva del veicolo di 10,7 miliardi (5 volte), potrebbero essere acquistati 12,8 miliardi di Npl netti, ovvero 30 miliardi di Npl lordi (il 15% del totale) se il prezzo è in linea con il valore di libro delle banche, 33 miliardi (17%) se il prezzo è scontato del 3% rispetto al valore di libro. Il che richiederebbe oltre 2 miliardi di accantonamenti aggiuntivi.

A Piazza Affari, intanto, ieri hanno brillato i titoli di Mps (+8,24%), Banca Carige (+6,74%), Ubi (+4,98%), con Banco Popolare +1,97% e Bper +2,58%. Fermi, invece, i big Intesa (+0,49%) e Unicredit (+0,06%).