Bancari come i metalmeccanici In pensione con l'«aiuto» pubblico

Verso il contributo di 50-100 milioni l'anno al Fondo esuberi

C'era una volta un sistema bancario italiano dove gli sportelli passavano di mano a peso d'oro con il risiko delle filiali. Correva l'anno 2007 e dopo la nascita delle grandi aggregazioni come Intesa Sanpaolo e Unicredit-Capitalia, più le fusioni tra le popolari, le banche rimaste senza marito stavano cercando di crescere per linee esterne acquistando sportelli, la via più semplice e più rapida per aumentare la raccolta. Così si era scatenata una guerra per la conquista di quei punti vendita che risultano in sovrappiù dopo le fusioni o che l´Antitrust, preoccupato per l´acquisizione di una posizione dominante in certe aree, obbliga a cedere. Nove anni fa si era toccato un record storico con la cessione di oltre 640 filiali. Il caso più eclatante era stato quello di Ubi che aveva venduto 61 sportelli a un prezzo pari al 34,5% della raccolta, pari nella circostanza a 488 milioni.

Altri tempi. Oggi la ristrutturazione del sistema imposta dalla crisi finanziaria ma anche l'avanzata delle nuove tecnologie fanno calare le filiali fisiche e aumentare le operazioni online. Bisogna chiudere sportelli e ridurre il numero di dipendenti. Ma i tagli costano caro, e chi paga? Il governo, le stesse banche e i sindacati sono vicini a raggiungere un'intesa su uno specifico ammortizzatore per gli esuberi bancari, mentre cresce la pressione sul settore perché aumenti la redditività, chiudendo filiali e riducendo il personale. Gli istituti potrebbero utilizzare tra 50 e 100 milioni l'anno per tre anni. L'Abi ha chiesto di dirottare i 200 milioni versati ogni anno dalle banche per la «Naspi», la nuova indennità di disoccupazione, al finanziamento dei contratti di solidarietà e degli incentivi per le uscite anticipate. Le banche hanno già, secondo stime sindacali, oltre 25mila dipendenti previsti in uscita entro il 2020 su 300mila complessivi. Finora il Fondo esuberi, l'ammortizzatore del settore alimentato dalle stesse banche, ha consentito di accompagnare al pensionamento circa 50mila bancari dal 2000 ad oggi, secondo stime di settore. Considerando un costo medio annuo di 56mila euro per il singolo prepensionato con il fondo, il settore bancario ha speso in questi 16 anni circa 175 milioni di euro all'anno, cifra vicina ai 200 milioni destinati alla Naspi.

Ieri, intanto, il presidente dell'Abi, Antonio Patuelli ha sottolineato che «da oltre mezzo secolo le banche italiane contribuiscono a fondi per la solidarietà in uscita, ma le banche non licenziano e di conseguenza non usufruiscono di questi fondi: adesso l'auspicio è che per almeno tre anni queste risorse bancarie vadano verso i lavoratori in esubero».