Alle banche è scesa la febbre. Ma attenzione alle ricadute

Mps deve convincere Piazza Affari e Carige trovare un miliardo. Mentre incalza la rissa nelle coop del credito

«Il sistema bancario è a un punto di svolta», ha detto il ministro del Tesoro, Pier Carlo Padoan lo scorso 26 settembre. «L'Italia stupirà il mondo per la ripresa delle banche», aveva assicurato qualche giorno prima il numero uno dell'Abi, Antonio Patuelli. Anche i media celebrano la fine della crisi delle banche: Etruria, Banca Marche e Carichieti ora sono nel gruppo Ubi, Carife è stata affidata alle cure di Bper, le due ex popolari venete sono state comprate da Intesa Sanpaolo e con l'acquisto da parte di Credit Agricole delle Casse di Risparmio di Cesena, Rimini e San Miniato sono salvi anche gli ultimi istituti che rischiavano di fare crac.

Ma siamo sicuri che la tempesta - costata già più di 60 miliardi, di cui un terzo a carico dei contribuenti - sia davvero passata? A Genova e a Siena rispondono di no. Carige deve infatti trovare un miliardo su circa 200 milioni di capitalizzazione entro la fine dell'anno. Lo stesso ad, Paolo Fiorentino, ha detto ai soci che nel caso in cui l'aumento non andasse a buon fine, «dovremo prendere la valigia e andare a Francoforte a discutere il futuro della banca». Le prossime settimane appaiono cruciali. L'operazione di liability management (la conversione dei bond subordinati in bond senior) è parte della manovra di rafforzamento patrimoniale messa in piedi da Fiorentino, che ha tra i suoi cardini anche l'aumento di capitale fino a 560 milioni (che partirà subito dopo la chiusura della Lme) e la cessione di asset. Il tutto entro il 31 dicembre, come chiesto dalla Bce.

I tempi sono risicati e se manca un pezzo, salta l'intero puzzle. Quanto a Siena, c'è grande attesa per il ritorno in Borsa a metà ottobre di Mps: l'ultima parola spetta alla Consob che ha sospeso il titolo dalle contrattazioni lo scorso 23 dicembre. Il prezzo delle azioni del nuovo Monte di Stato girerà attorno ai 4,3 euro, sono le stime degli analisti, ma i riflettori del mercato sono accesi anche sul rapporto fra i nuovi soci: oltre al Tesoro, con il 70%, le Generali che vogliono far pesare il loro ruolo di secondo azionista con il 4,3% in vista del rinnovo del cda.

Sia il Monte sia Carige sono la punta del gigantesco iceberg di crediti deteriorati che ha quasi trasformato il sistema bancario italiano in un Titanic del credito. La zavorra di 27 miliardi di npl accumulata da Rocca Salimbeni è stata ceduta sulle spalle del fondo Atlante 2. L'operazione di cartolarizzazione si concluderà entro fine anno, con il deconsolidamento dei titoli che avverrà l'anno prossimo. La banca senese però ha già contabilizzato nel bilancio consolidato semestrale abbreviato rettifiche aggiuntive su crediti per circa 4 miliardi, adeguando il valore netto contabile delle sofferenze ai valori attesi di cessione. Atlante 2 dovrà occuparsi adesso anche delle sofferenze delle tre casse comprate dall'Agricole: per questo il fondo è tornato a bussare alla porta di Intesa e Unicredit che hanno staccato un altro assegno da 40 milioni ciascuno.

Di una grossa mole di sofferenze dovranno liberarsi anche le Bcc che sono in piena rissa tra di loro nel derby tra Iccrea e a Cassa Centrale.

Le due holding nate dalla riforma del credito cooperativo si strappano banche a colpi di golpe nei cda come è appena successo a ChiantiBanca (che proprio ieri ha riunito il board per parlare della preadesione alla Cassa, scelta messo sotto accusa da alcuni soci). Il sistema cooperativo dovrà affrontare mesi di pulizie ulteriori dei bilanci con sullo sfondo l'Aqr, ovvero la revisione degli attivi, e gli stress test che verranno tenuti per la prima volta dalla Bce a primavera del prossimo anno.

Commenti

contravento

Mar, 03/10/2017 - 23:46

COME AL SOLITO I PICCOLI AZIONISTI SON RIMASTI COL CERINO IN MANO E QUALCHE GROSSO, SEMPRE COI SOLDI DEI FESSI.