Banche al test dello sciopero generale

Il presidente dell'Abi Giuseppe Mussari apre il «cantiere» che ridisegnerà modelli e strutture delle banche italiane dopo la crisi. L'avvio, anche se ufficialmente l'appuntamento è dedicato ad affrontare l'andamento del settore, è per domani a mezzogiorno a Palazzo Altieri. Mussari, accompagnato dal capo delle relazioni sindacali Francesco Micheli, inizierà a presentare ai leader delle organizzazioni dei lavoratori i numeri del «disagio». La caduta dei profitti sta infatti costringendo le banche a ripensarsi, facendo emergere perlomeno 28mila esuberi da qui al 2015, di cui 15mila sono esodati. Al tavolo ci saranno la Fabi di Lando Maria Sileoni, la Fiba-Cisl di Giuseppe Gallo, la Uilca-Uil di Massimo Masi e la Fisac-Cgil di Agostino Megale.
Le trattative entreranno nel vivo all'inizio di settembre ma il summit di domani sarà un importante misuratore per capire se tensioni in corso tracimeranno nello sciopero generale già ventilato per l'autunno proprio da Megale. Che ha anche fatto la voce grossa contro il governo Monti, perché lascia nel cassetto alcuni decreti necessari a rendere utilizzabili i nuovi ammortizzatori sociali.
Le mobilitazioni di Intesa Sanpaolo, Unicredit e Monte dei Paschi potrebbero insomma diventare l'assaggio di una lotta di piazza che fino a pochi mesi fa era sconosciuta al paludato mondo del credito, da sempre preoccupato della propria reputazione.
È molto probabile che, una volta affrontato il groviglio «esodati», Mussari proponga di arginare i costi lanciando l'idea di attribuire ai 325mila lavoratori del credito italiani uno stipendio caratterizzato da un'importante componente variabile, legata al bilancio di ogni singolo istituto.
Si tratta di una rivoluzione rispetto all'attuale contratto e a decenni di concertazione nazionale, davanti alla quale i sindacati risponderanno ponendo precisi paletti. L'orientamento di fondo, pur con differenti sfumature tra le sigle, è pretendere dall'Abi uno stretto rapporto tra «capitale e lavoro», in pratica fare in modo che i dipendenti abbiano propri rappresentanti con pedigree negli organi di comando, così da dare un contributo al rilancio industriale.
La formula è simile a quella diffusa nella solida Germania, cui le nostre banche si erano peraltro ispirate qualche anno fa adottando il modello di governance duale che ha moltiplicato le poltrone di comando tra consiglio di sorveglianza e comitato di gestione. Nulla a che vedere, comunque, con il «sistema Bpm» su cui si è scagliata Bankitalia. Dove esiste, gli inserimenti avverrebbero infatti nei cds. I primissimi sondaggi, da quanto trapela, vedrebbero più aperto Mussari rispetto a Micheli e tra le stesse banche si registrerebbero posizioni ufficiose che oscillano dalla freddezza di Intesa Sanpaolo e Unicredit alla disponibilità di alcune Popolari e dalla Cariparma del Credit Agricole. Di certo i sindacati non sono disposti a retrocedere dai punti caratterizzanti il settore, che già l'anno scorso li hanno portati - Fabi in testa - a fermare il tentativo strisciante dell'Abi introdurre l'indennità di disoccupazione.