Bce, imprese nella morsa del «credit crunch»Ma la nuova stretta risparmia i prestiti alle famiglie per acquistare la casa

Il credit crunch non molla la presa sulle imprese, ma allenta leggermente la stretta sulle famiglie. Secondo un rapporto pubblicato dalla Banca centrale europea, nel secondo trimestre del 2013, le politiche indirizzate a offrire liquidità hanno imboccato due strade diverse, stringendo ulteriormente gli standard - anche se a un ritmo più lento rispetto a quanto visto finora - per le aziende a caccia di credito per gli investimenti.
Al contrario, si è interrotto per la prima volta dal 2007, l'irrigidimento delle condizioni di offerta dei prestiti alle famiglie per l'acquisto di abitazioni, di riflesso alle prospettive meno sfavorevoli per il mercato immobiliare. A conti fatti, comunque, i prestiti bancari sono destinati a rimanere un problema per l'area euro e questo - secondo gli esperti - potrebbe esercitare maggiori pressioni sulla Bce affinché prenda decisioni per agevolare ulteriormente il credito.
Anche perché, la persistente difficoltà del quadro economico, e le preoccupazioni per la crisi del debito sovrano continuano a pesare sia sui programmi d'investimento delle imprese sia sulla disponibilità delle banche a erogare prestiti. Una situazione che non aiuta certo la ripresa e che, sempre secondo le previsioni, è destinata a proseguire anche nel trimestre in corso.
E la situazione non cambia nello specifico in Italia dove, come registra il focus a cura di Bankitalia, le politiche di offerta dei prestiti dalle banche alle imprese sono divenute anche qui «leggermente più restrittive». Secondo le banche interpellate, anche la domanda è rimasta fiacca nel secondo trimestre sia da parte delle imprese, sia da parte delle famiglie.
Una sfiducia che si riflette nei dati della Cgia di Mestre che ieri ha rivelato un vero crollo dei consumi delle famiglie italiane negli ultimi cinque anni.
In particolare, tra il 2007 e il 2012, la crisi ha fatto calare del 5% i i consumi reali (vale a dire al netto dell'inflazione) delle famiglie italiane, causando in termini assoluti una contrazione della spesa di 44,5 miliardi.
Secondo i calcoli, i beni che hanno subito la riduzione più pesante sono stati: automobili, carburanti e l'utilizzo dei mezzi di trasporto pubblico (-19,2%, pari a -22,7 miliardi di spesa); quindi, abbigliamento e calzature (-13,9%, pari a -9,6 miliardi); bevande e tabacco (-10,1%, pari a -2,3 miliardi); alimentari e bevande non alcoliche (-9,6%, ovvero -12,4 miliardi); mobili, elettrodomestici e manutenzione casa (-8,4%, pari a 5,4 miliardi di euro).

Commenti

m.m.f

Gio, 25/07/2013 - 17:45

LE CASE IN ITALIA NON LE ACQUISTA PIU' NESSUNO. APPENA HAI REGISTRATO L'ATTO ARRIVA A FARTI VISITA L'AGENZIA DELLE ENTRATE. APPENA HAI ACQUISTATA UNA CUCINA SI RIPETE LA VISITA. IL MERCATO IMMOBILIARE IN ITALIA SI E' AZZERATO QUANDO MONTI DETTO IL FLAGELLO DI DIO HA INSERITA LA NORMA CHE IN SEDE DI ROGITO VA SPECIFICATA LA PROENIENZA DEI SOLDI. UN ALTRA NORMA IN ESSERE SOLO IN ITALIA PERTANTO LE CASE LA GENTE LE ACQUISTA ALL'ESTERO .....IN NERO..............

m.m.f

Gio, 25/07/2013 - 17:49

alle imprese non va dato un soldo in italia poi invece che investirli nelle aziende se li spendono in vacanze o se li mettono in tasca e scappano. hanno sempre fatto cosi e continueranno siamo un paese di mascalzoni.