La Borsa dei cittadini del mondo

Qualche giorno fa ho fatto un lungo viaggio in auto con un amico. Tra un casello autostradale e una stazione di servizio, siamo finiti a parlare del futuro, di cosa aspettarci domani. Il futuro è qualcosa che non ci appartiene ancora, ma vorremmo poterlo controllare. Oggi più di ieri. Le incertezze che viviamo le proiettiamo sul nostro domani, le incarniamo in quello dei nostri figli. L'uomo ragiona per tangenti: quando le cose vanno male è convinto che continueranno a farlo.

Le pensioni non sono più una garanzia, siamo orfani dei titoli di Stato che avevano rappresentato il nostro ancoraggio verso un domani tranquillo permettendo ai nostri risparmi di raggiungere i 4mila miliardi. E poi le banche che possono fallire, e sembrano volerlo fare davvero, aumentando il nostro senso d'incertezza. Così anche il mio amico, nonostante sia un affermato professionista e abbia un ottimo reddito, non faceva che parlarmi di come non si sentisse tranquillo nel guardare al mondo di domani. Ma è davvero al mondo che guardiamo o al nostro piccolo borgo italiano in cui sembra tanto difficile vivere oggi? Dagli anni settanta il pil procapite, a livello mondiale è passato da 900 dollari a quasi 14mila. Stiamo così male? Il Fmi prevede che nel 2050 arrivi a 30mila. Siamo così poveri?

Per evitare l'errore di guardare al futuro con gli occhi sbagliati è necessario diventare cittadini del mondo. Investitori capaci di cogliere le opportunità di crescita che, al di fuori del nostro piccolo borgo sono davvero straordinarie. E gli strumenti finanziari, a saperli scegliere, possono aiutarci a cavalcare la crescita, a farla nostra. I 4mila miliardi possono crescere ancora, nonostante si sia diventati orfani dei Bot, anzi grazie a questo. Ora che siamo costretti a farlo, forse faremo davvero la scelta più giusta. Di questo si parlerà nel corso della trasmissione Mercati che Fare in onda sabato alle 20.30 su TgCom24.

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