Braccio di ferro sulle commissioni Abi: "Non possiamo indicare i prezzi"

Il presidente dell'Abi, Antonio Patuanelli, da Ravenna, ha ribadito che la decisione di imporre prezzi alle banche non può dipendere da loro: "Se qualcuno che fa i comizi lo sostiene, dovrebbe studiare il diritto"

Ha dichiarato di aver sopportato un mese e mezzo di "litanie non religiose ma civili" sul fatto che "le banche devono" e adesso, con il governo giallorosso, lo scontro sembra più concreto. Perché le parole sono del presidente dell'Associazione bancaria italiana, Antonio Patuanelli, che durante un seminario dell'associazione a Ravenna, ha commentato la questione dei costi delle commissioni per l'uso dei pagamenti digitali nei negozi che, come ha ribadito lui, "non competono all'Abi".

Patuanelli: "Chi fa i comizi studi il diritto"

Il presidente, infatti, ha voluto ricordare che sui prezzi delle commissioni non deve intervenire l'associazione e ha dichiarato: "Se qualcuno che fa i comizi lo sostiene, dovrebbe studiare il diritto. Un ministro può dire quello che vuole, ma poi, avendo giurato sulla Costituzione, non può violarne i principi. Ci sono soggetti della politica che hanno cavalcato in maniera semplicistica gli umori, che non corrispondono ai numeri e ai dati reali". Patuanelli ha fatto sapere che Abi non è in grado né può dare ordini di prezzi alle banche e ha ricordato che sono gli istituti di credito stessi a decidere in base all'offerta.

Le misure "repressive"

E sulle misure repressive per i negozianti che non accettano i pagamenti digitali, il presidente Patuanelli ha rimarcato la sua contrarietà a quelle che lui stesso definisce "grida manzoniane", ritenute da lui inefficaci e ha spiegato: "È impossibile la repressione e le norme devono essere credibili e soprattutto applicabili, altrimenti si perde la credibilità delle istituzioni". Il presidente ha confermato che l'associazione "crede negli incentivi e nell'educazione civile e nella concorrenza". E a chi gli ha chiesto il motivo per cui, a suo parere, l'Italia sia ancora così restia nell'utilizzo della moneta elettronica, Patuanelli ha risposto: "Dipende dall'evasione fiscale. Non mancano i Pos, non mancano le carte e il costo delle commissioni è una scusa. Manca solo la volontà".

Il pagamento elettronico in Italia

Patuanelli ha poi ricordato come, sul fronte dei pagamenti, siano in aumento dei sistemi di transazione che con le banche non avrebbero nulla a che fare e che quindi, sul fronte dei pagamenti elettronici, gli istituti bancari sarebbero in competizione non solanto tra loro ma anche con altri sistemi che, secondo Patuanelli, "crescono come funghi". Per quanto riguarda l'utilizzo di strumenti elettronici di pagamento, l'Italia rappresenta il fanalino di coda in Europa, anche se è il Paese del vecchio continente che ha il maggior numero di Pos. Un problema, quello della scarsa diffusione del pagamento con le carte che si verifica nonostante in Italia le commissioni sui pagamenti digitali (l'1,1%) siano inferiori alla media europea e tra le più basse in assoluto (soltanto Belgio, Francia e Spagna, infatti, sono soggetti a tassi minori). Tuttavia, negli ultimi cinque anni, i pagamenti con carta sono cresciuti del 71,6% e oggi soppianterebbero, in termini di numeri, assegni, bonifici e bollettini di pagamento (tra gli strumenti alternativi al contante più diffusi). Secondo Patuanelli, la politica poi avrebbe cavalcato "in maniera semplicistica degli umori che non corrispondono ai dati di fatto".