Carige, Malacalza chiede al tribunale di bloccare la cordata di Mincione

La battaglia per il controllo di Carige è senza esclusione di colpi e dopo un'estate bollente approda in tribunale.

La battaglia per il controllo di Carige è senza esclusione di colpi e dopo un'estate bollente approda in tribunale.

A quindici giorni dall'assise del 20 settembre che, per la prima volta nella storia, potrebbe sancire il controllo di una banca in sede assembleare, Malacalza Investimenti (già oltre il 24% del capitale dopo i 18,7 milioni investiti ad agosto, ma può salire fino al 28%) ha avviato un ricorso di urgenza ai sensi dell'articolo 700 del codice di procedure civile per vietare agli avversari di scendere nell'arena e contendere la governance. Come rilevato dal Giornale lo scorso 19 luglio, esistono rigidi paletti legali previsti dal Testo Unico Bancario che possono ostacolare l'ammissione della cordata formata da Raffaele Mincione, Gabriele Volpi e Aldo Spinelli (al 15,2% ma in via di rafforzamento a Piazza Affari). La cordata risponde e parla di «una causa infondata e strumentale» e minaccia la segnalazione «alle autorità di controllo».

Più in dettaglio, la nota di Malacalza ritiene che si sia in presenza di una «violazione della disciplina bancaria in materia di autorizzazioni agli acquisti di concerto di partecipazioni che comportino la possibilità di esercizio di influenza notevole sulla banca o attribuiscano una quota dei diritti di voto almeno pari al 10 per cento». In particolare è mancata l'autorizzazione preventiva della Bce richiesta «dagli articoli 19 e 22 del Tub». La nota prosegue ricordando che l'articolo 24 in questo caso «esclude l'esercizio del diritto di voto». In questo ambito, in assenza di precedenti, si entra nei meandri interpretativi dottrinali. E intanto lo scenario per il primo istituto ligure che, stando a quanto scritto dall'agenzia Moody's si trova sull'orlo della risoluzione ( e quindi del bail in), si complica ulteriormente. I tempi della giustizia rischiano di non coincidere con quelli, assai stretti, concessi dalla Bce nella lettera di richiamo inviata alla banca: entro fine novembre Carige è chiamata ad approvare un piano che ripiani il deficit di capitale e assicuri la sostenibilità del business. Obiettivi da realizzarsi entro fine anno. Ogni ritardo può costare caro.

Proprio ieri gli avversari di Vittorio Malacalza avevano ricevuto l'appoggio dell'Associazione dei Piccoli Azionisti (allo 0,7% del capitale) a cui è stato garantito un posto in lista (seppure l'ultimo) o cun ruolo nel governo societario. «Finora abbiamo sostenuto Malacalza, ma entrare in cda è per noi un fatto vitale, dopo tre anni molto faticosi, in cui Carige è diventata un «guscio vuoto» ha ricordato il presidente Silvio De Fecondo.