Cattolica spinge l'utile e mette nel mirino le polizze targate Ubi

Minali: «Presto una offerta vincolante per il ramo Vita». Profitti a 61 milioni (+20%)

Cinzia Meoni

Cattolica Assicurazioni chiude il primo semestre con un utile in crescita del 20,5% a 61 milioni e conferma di aver già presentato un'offerta non vincolante per l'acquisizione del ramo Vita di Ubi. «La nostra offerta riguarda tutto il perimetro bancassicurativo Vita di Ubi, pari a circa 25 miliardi, mentre l'attuale accordo (che passa dalla joint venture Lombardia Vita ndr) riguarda 8,5 miliardi di riserve», ha dichiarato Alberto Minali, ad di Cattolica, nel corso della presentazione dei risultati semestrali. Il top manager ha poi preannunciato l'arrivo, «nelle prossime settimane», di un'offerta vincolante e «ben fondata» per l'asset, evidenziando che la proposta dovrà produrre «un utile accrescitivo di valore per gli azionisti di Cattolica» e sarà basata su una valutazione ragionevole del business in vendita. «Siamo in gara e ci giochiamo al meglio le nostre carte» ha aggiunto agli analisti lo stesso Minali.

Indiscrezioni di mercato parlano di una valutazione del business di Ubi messi in vetrina pari a un miliardo di euro e in corsa, oltre a Cattolica Assicurazioni, ci sarebbe anche Cnp Assurances. La scadenza per presentare le offerte vincolati è fissata a settembre, mentre la decisione è attesa per fine anno.

Tornando alla semstrale di Cattolica, il gruppo assicurativo ha registrato una raccolta complessiva di 3,3 miliardi (+10,6% ma, a parità di perimetro, il dato è in calo del 2,8%), grazie alle performance del ramo Vita (+14,8%) in cui procede la «l'azione di revisione dei prodotti con progressiva riduzione del rischio» e del ramo Danni (+3%), e un utile operativo di 156 milioni (4,3%). In miglioramento anche il combined ratio (rapporto tra costo dei sinistri e premi raccolti) salito di 0,8 punti percentuali al 93,4 per cento. Il risultato degli investimenti (che in tutto ammontano a 32,64 miliardi) si è attestato a 252 milioni (rispetto ai 258 milioni del 2018), penalizzato tra l'altro dai tassi di interesse.

La solidità patrimoniale del gruppo evidenziata dall'indice Solvency II, è infine salita al 165% dal 161% di fine marzo. Quanto al prossimo futuro, Minali si aspetta «di chiudere il 2019 con un risultato migliore dell'anno scorso». L'ad ha poi ricordato come l'esposizione in Btp in portafoglio sia ferma intorno al 53-54% per cento. Tutto questo non basta però a sostenere i corsi del titolo che, affossato dall'incertezza politica dominante a Piazza Affari, ha terminato la seduta a 7,34 euro, in calo del 3,1 per cento.