Cdp chiude (e riapre) Metroweb a Telecom

Bassanini ci ripensa: «Pronti a cedere anche la maggioranza», ma il Fondo strategico aveva detto di no

Continua la battaglia a distanza tra Telecom Italia e Cdp sulla rete in fibra ottica. L'altro ieri il Fondo strategico italiano (Fsi) tramite l'ad Maurizio Tamagnini, aveva scritto a Telecom, nella persona del suo ad Marco Patuano, dichiarando di non voler procedere nell'analisi della bozza inviata dall'ex-monopolista per la realizzazione del progetto di rete nazionale. Poche righe ma chiare che ieri sono state nuovamente ribaltate dal presidente di Cdp Franco Bassanini che ha «strategicamente» riaperto la porta a Telecom sul fronte della rete in fibra ottica, dichiarandosi pronto a cedere la maggioranza di Metroweb. Ossia la società della rete in fibra ottica dove Cdp controlla il 46% tramite il Fsi e che dovrebbe diventare il veicolo per realizzare il progetto del governo sul fronte della banda ultrlarga.

«Noi non ne facciamo una questione di maggioranza o di minoranza - ha detto Bassanini - nel documento comune delle due autorità si diceva che la soluzione migliore era una società delle reti a cui partecipano tutti gli operatori con un socio finanziario che possiamo essere noi. Non abbiamo mai chiesto la maggioranza e dunque può anche succedere che Telecom abbia il 51% con opportune regole di governance».

Bassanini in realtà sostiene che sia Telecom ad aver detto «no» alle proposte di Metroweb. «Noi - ha detto - portiamo risorse per il piano del governo. A quel punto se Telecom porta una maggior quota di soldi e asset si può fare. Ma per ora ci ha detto di no. Se dovessero cambiare idea è un'ipotesi sempre aperta». Metroweb è al centro di una complessa trattativa per trovare soci interessati allo sviluppo della fibra ottica. E i due soci principali partecipati da Cdp (F2i e Fsi) sono al lavoro per un aumento di capitale, aperto ad altri soci, finalizzato a un piano di investimenti da circa 5 miliardi per portare la fibra ottica sino alle case. Bassanini sperava che il ruolo di Telecom potesse essere preso dagli altri gestori di tlc presenti in Italia. Vodafone avrebbe certamente la forza per investire ma è molto difficile che, da sola anche se l'ad è un italiano Vittorio Colao, voglia portare avanti il progetto. Telecom in tutto questo ha già messo le mani avanti e ha deciso di investire da sola e senza aiuti del governo in 40 città e ha costituito all'interno della sua struttura un settore che si occupa solo di fibra ottica. Intanto ieri la società ha ricevuto cartellino giallo dell'Agcom sulle nuove condizioni contrattuali ed economiche alla clientela che dal primo maggio si vedrà applicare nuove tariffe e passerà a Tim. Agcom ha provveduto a diffidare la società, chiedendo il rispetto del Codice delle comunicazioni elettroniche.