Cir scivola in Borsa Pesa la crisi Sorgenia

Rodolfo De Benedetti, presidente Cir

Sale la paura per il cortocircuito di Sorgenia, la società energetica dei De Benedetti che rischia di restare schiacciata sotto a 1,75 miliardi di debiti. La controllante Cir (52,9%) ha così ieri ceduto il 2% in una Piazza Affari positiva (+1,4% l'indice FtseMib), chiudendo a 1,13 euro, mentre gli analisti rifacevano i conti in tasca al presidio energetico che l'Ingegnere ha creato nel '99 per diversificare gli investimenti di Cir-Cofide, affidandone poi la gestione al figlio Rodolfo.
La situazione è da tempo complessa, ma a spaventare gli investitori è stata la decisione presa lunedì dagli alleati austriaci di Verbund di azzerare il valore della loro partecipazione in bilancio. Verbund, cui fa capo il 45,65% di Sorgenia, ha poi messo in chiaro la propria indisponibilità a partecipare a qualsivoglia aumento di capitale. Davvero un brutto regalo di Natale per la famiglia De Benedetti che, malgrado i 350 milioni netti incassati quest'anno dalla Fininvest per il Lodo Mondadori, ha subordinato qualsiasi aumento di capitale alla permanenza di Verbund.
Al momento gli istituti creditori hanno concesso una moratoria di sei mesi sugli interessi, nella speranza di individuare una way out; ma di certo non aiuterà la consapevolezza che Sorgenia - da quanto scrive Verbund, cioè il suo principale socio industriale - non vale più nulla: gli austriaci, che avevano già abbattuto il valore della partecipazione da 654 a 152 milioni alla fine del 2012, hanno ora ammesso una «perdita durevole» sul proprio investimento, fino appunto a considerarlo nullo, sulla scia della recessione che continua a stringere famiglie e imprese italiane, con il conseguente prevedibile calo della domanda di energia. Non esattamente un bel viatico per una società come Sorgenia che, già in partenza, aveva commesso l'errore strategico di scommettere su centrali a ciclo combinato, divenute rapidamente marginali rispetto a quelle alimentate da fonti rinnovabili.
L'istituto più esposto è il Monte Paschi (600 milioni), che possiede anche l'1,2% di Sorgenia, ma lo sono sia le big del sistema (Intesa Sanpaolo, Unicredit e Mediobanca) sia le maggiori cooperative italiane (Ubi, Banco e Bipiemme), oltre ad alcuni istituti minori. A questi il gruppo De Benedetti, che già in passato era stato attento a non assumersi troppi rischi su Sorgenia, domanda ora di ristrutturare il debito, con una possibile conversione in capitale. Le banche vorrebbero 600 milioni di mezzi freschi.