Tra concorrenza e nuovi prodotti

Più competitor, investitori che chiedono soluzioni personalizzate, ricerca di strategie anti-volatilità: questi i temi sul tappeto. Ecco come risponde l’industria

Dopo un periodo difficile seguito alla grande crisi finanziaria, l’industria del risparmio gestito è tornata a sorridere. Gli ultimi due anni, e in particolare il 2013, hanno registrato infatti risultati più che positivi, quasi straordinari. Con un ritorno del mercato ai livelli del 2005-2006. Questa forte ripresa del settore è stata determinata da più fattori: il buon andamento dei mercati, il ritrovato interesse anche del canale bancario sulla distribuzione di fondi, la perdita di appeal del risparmio fai-da-te ma soprattutto la capacità delle case di innovare i prodotti mettendo a disposizione delle reti un’offerta sempre più in grado di rispondere alle esigenze della clientela con fondi flessibili, bilanciati, absolute total return e con il grande successo (seppure non privo di qualche voce critica) dei prodotti a cedola. Ma per proseguire questo trend positivo, in vista di una lunga stagione di tassi d’interesse al rialzo e tenendo conto che l’auspicabile diversificazione, in fatto di rendimenti, dal comparto obbligazionario a quello azionario non deve dimenticare la volatilità dei mercati e Borse che sono già ai massimi storici, occorre che l’innovazione sia fatta all’insegna della trasparenza e risponda a una clientela oggi più concentrata sul fattore rischio che sulla performance. Ma più che il prodotto, spesso standardizzato (il cui successo è oggi sempre più legato alle strategie di marketing) contano il servizio e la consulenza. La capacità cioè di interpretare le esigenze del cliente fornendo una risposta personalizzata che sappia magari anche evidenziare le eccellenze prodotte dalle case-boutique italiane, che spesso non trovano spazio per farsi conoscere e apprezzare anche all’estero. Sapendo anche che la tecnologia diventerà sempre più decisiva non solo per quanto riguarda il risparmio di tempo e di costi ma anche per la nuova comunicazione che passa attraverso Internet, le App e i social network.

Sono questi gli aspetti principali emersi nella tavola rotonda Asset management: le strategie e le sfide del mercato organizzata da BancaFinanza. Alla tavola, coordinata da Angela Maria Scullica, direttore responsabile di BancaFinanza, Giornale delle Assicurazioni ed Espansione e moderata da Achille Perego, caposervizio economia e finanza di Qn, hanno partecipato: Marco Bernardi, direttore commerciale divisione di Banca Generali financial planner; Antonio Bottillo, amministratore delegato per l’Italia di Natixis global asset management; Andrea Cardone, responsabile sud Europa di Janus capital group; Alex Ricchebuono, responsabile sud est Europa di La Française; Simone Rosti, executive director head di Ubs Etf Italy; Andrea Succo, responsabile wholesale Italia di Bnp Investment partners e Alessandro Varaldo, direttore commerciale di Eurizon Capital sgr.

D. Qual è lo stato di salute dell’industria del risparmio gestito?

Cardone. Veniamo da un 2013 caratterizzato da un forte rally dei mercati azionari e da una relativa sofferenza degli investimenti obbligazionari, dinamiche che stanno portando a un cambiamento importante sia nell’impostazione dei portafogli che nell’approccio culturale agli investimenti della clientela, che ha cominciato a percepire come il risparmio investito in prodotti obbligazionari non possa più essere considerato come privo di rischi e sempre in grado di generare rendimenti interessanti, soprattutto in un contesto di mercato che sarà riguardato da tassi d’interesse in rialzo e che ha già registrato un’importante fuoriuscita di capitali dai paesi emergenti verso quelli più sviluppati. Gli investitori si sono resi conto così che per avere rendimenti interessanti bisogna aggiungere una componente di rischio ai portafogli, e si sta dunque verificando un passaggio graduale dall’obbligazionario all’azionario. In questo senso le soluzioni più richieste si trovano nel mezzo e sono rappresentate dagli investimenti in fondi bilanciati e flessibili per chi vuole un po’ più di rischio senza entrare direttamente nell’azionario, visto ancora come un investimento volatile, e, soprattutto dopo due anni di rally dei mercati e gli indici ai massimi storici, percepito, a torto o a ragione, come un po’ sopravvalutato.

D. Stiamo assistendo quindi a un ritorno sull’azionario magari con un timing non perfetto alla luce della grande corsa dei mercati di questi due anni?

Ricchebuono. Il tema principale è il famoso spread che ci ha fatto dormire notti poco tranquille e che nell’ultimo anno si è ridotto fortemente. Per questo si è creata una grande opportunità per investire nell’obbligazionario domestico, considerato un porto di approdo per i clienti anche istituzionali e che ora subisce la concorrenza diretta di soluzioni più sofisticate capaci di offrire, come i prodotti a ritorno assoluto, soluzioni che meglio si adattano alle variazioni repentine del mercato. Negli ultimi due anni abbiamo assistito prima a un boom poi alla quasi implosione dei mercati emergenti a favore, come ricordava già Cardone, delle economie più sviluppate.Muoversi in mercati dominati da cambiamenti così repentini è difficile, non solo per il retail, ma anche per gli investitori istituzionali. Detto questo, sempre per scattare la fotografia attuale dell’industria del risparmio gestito, stiamo assistendo a una concorrenza mai vista prima, con quasi 200 case di gestione presenti sul mercato e con l’offerta, facendo una media ponderata, di 20-25 mila fondi. Siamo in un settore, quindi, dove è difficile far emergere le storie importanti di team di gestione bravi ma che si sono affacciati da poco tempo su un mercato in cui i clienti richiedono track record e asset. Così alcune società che sono state capaci di posizionare e veicolare il prodotto giusto, di moda, hanno raccolto tantissimo mentre altre, che avevano magari il prodotto che ha performato meglio no. A scuola mi hanno insegnato che le leve del successo sono il prezzo e l’innovazione ma quando ci si muove su un mercato molto standardizzato, a fare la differenza è il marketing. E quindi stiamo assistendo, con le pubblicità dei prodotti del risparmio gestito anche sugli autobus o gli aerei, a modalità di promozione che non si erano mai viste prima..

Bottillo. Comincio da una riflessione generale per rispondere alla domanda: che cosa sta cambiando nell’industria del risparmio gestito? Direi che stiamo assistendo ad alcuni fenomeni in particolare. Il primo, già citato a questo tavolo, è rappresentato dal trend sui tassi d’interesse. Credo che la prossima sfida si giocherà sul fronte della macroeconomia con il possibile cambiamento proprio dell’andamento dei tassi che dall’inizio degli anni Ottanta hanno avuto una curva discendente mentre il futuro, parlo di un arco di 10-20 anni, vedrà un ritorno al rialzo. Quindi sarà necessario individuare una transizione per adattare i portafogli a questa inversione del trend. A questo fenomeno ne aggiungerei un secondo molto importante e osservato in questi ultimi tempi: mi riferisco alla crescente preoccupazione dell’investitore per la sua sicurezza finanziaria quando andrà in pensione. L’ultimo elemento che vorrei ricordare è la volatilità che continua a permanere sul mercato. Tutto questo comporta un’attenta analisi dei portafogli dei clienti per individuare eventuali punti deboli e cogliere le opportunità. E da qui nasce il successo del mondo dell’industria del risparmio gestito italiano riportato in questi ultimi anni rispetto al cosiddetto fai-da-te. Ovviamente in questo contesto si inserisce l’importanza della consulenza finanziaria e servono mezzi e risorse. Non contesto l’attività di marketing fatta tenendo conto delle esigenze dei clienti e della qualità dei prodotti. Si è sempre saputo che la pubblicità è l’anima del commercio. Ma credo che mezzi e risorse vadano indirizzati nel modo giusto per una maggiore propensione all’ascolto dei clienti e per recuperare la fiducia degli investitori.

D. Come è cambiato il mix dei prodotti e quanto è stata importante l’introduzione di fondi come quelli a cedola?

Rosti. Dopo un periodo difficile negli ultimi due anni, e in particolare nel 2013, l’industria del risparmio gestito ha ottenuto risultati molto positivi. In particolare nel mondo dei fondi ma sono andate bene anche le gestioni patrimoniali. Abbiamo assistito a un radicale cambiamento rispetto agli anni precedenti determinato non solo dal fattore distribuzione (se il settore dei promotori finanziari è stato sempre vicino alla consulenza e al collocamento dei prodotti del risparmio gestito il mondo bancario, che fino al 2012 aveva avuto un focus diverso sulla necessità di una raccolta diretta ha cambiato strategia rispetto al collocamento di fondi) ma anche dall’andamento positivo dei mercati, dal riconoscimento delle eccellenze e dalla capacità delle case di rispondere alle nuove esigenze della clientela. Noi come operatori del mondo Etf non rientriamo, se non marginalmente, nel fenomeno dei fondi a cedola, spesso criticato e a volte a ragione per certe dinamiche. Ma dobbiamo riconoscere che questo prodotto è andato incontro all’esigenza del risparmiatore. Quindi una serie di elementi, sommati tra loro, ha consentito all’industria di raccogliere molto bene e credo che questi elementi non peggioreranno nel breve termine. Detto questo aggiungo che un tema molto sentito dai nostri clienti e dai gestori è quello del superamento dell’investimento esclusivamente obbligazionario. Un’esigenza a cui viene una risposta solo parziale dai fondi absolute total return, flessibili, bilanciati. La sfida è quella di portare più diversificazione con l’azionario nel portafoglio dei clienti. Ma non è facile perché quando i clienti ci hanno provato, nel 2001, nel 2008 e nel 2011, si sono fatti male! Un altro tema forte credo sia quello di creare contenitori che abbiano efficienze a livello fiscale con sottostanti validi, sia fondi sia Etf. Infine vorrei direi una cosa che ripeto spesso e mi provoca, da italiano, un po’ di frustrazione. Da sette anni vediamo un continuo arrivo di case estere in Italia ma, viceversa, le nostre boutique, che hanno team di alto livello e prodotti di eccellenza, e che non hanno nulla da invidiare in fatto di professionalità ai gestori esteri, fanno fatica ad avere una presenza all’estero. Probabilmente per un problema di sistema. Per questo ritengo sia il momento giusto perché alcune case italiane esportino i loro prodotti sui mercati europei. Ovviamente, serve una scelta strategica in tal senso del management delle Sgr di estrazione bancaria. E credo sia positivo il fatto che questa volontà sia stata espressa nei nuovi piani industriali delle principali banche italiane.

Succo. Concordo sul fatto che sia in atto un grande cambiamento tra gli investitori. Hanno perso appeal titoli di stato, conti correnti, immobili a beneficio del risparmio gestito. Nonostante la crisi e nonostante l’Italia cresca meno rispetto agli altri paesi europei, la propensione al risparmio è tornata a crescere dall’8 a quasi il 10%. I fondi, che celebrano il loro trentesimo anniversario e restano un prodotto antico e attuale nello stesso tempo per la loro trasparenza e diversificazione, sono usciti dalla crisi anche dimensionalmente con il mercato tornato ai livelli del 2005-2006. Tornando al tema della crescita della propensione al risparmio nonostante la crisi bisogna dire che siamo lontani dalla percentuale del 20% degli anni Novanta. Allora si risparmiava molto di più grazie al nuovo nuovo reddito generato. Oggi, invece, assistiamo soprattutto a una riallocazione dei flussi di risparmio. Ma l’offerta di fondi bilanciati, flessibili, multi asset e a cedola, che hanno raccolto più della metà del totale del 2013, credo non sia più sufficiente. Sul mercato c’è l’esigenza di prodotti ad alto potenziale capaci di generare rendimenti nei casi in cui i mercati vanno bene ma anche di conservare il beneficio ottenuto quando invertono la rotta. Solo così si mantiene nel tempo il valore. Da qui la sempre maggiore importanza della consulenza per diminuire l’approccio della asset allocation pura e aumentare invece la pianificazione degli investimenti per rendere costanti i flussi nel tempo.

Varaldo. Il cambiamento è partito sei anni fa con il fallimento di Lehman Brothers che ha creato una discontinuità molto forte di natura fondamentale e normativa. Fondamentale perché ha messo in discussione la base della creazione dei portafogli. Abbiamo imparato che non esistono investimenti privi di rischio. Persino, come abbiamo visto nel settembre 2008, l’investimento a breve sui titoli tedeschi è stato messo in discussione. Così siamo andati verso una maggiore diversificazione e una maggiore cultura finanziaria. La strada è ancora lunga ma il percorso è iniziato in maniera importante. Il cambiamento normativo, mi riferisco in particolare alla Mifid 1 e alla 2, ha modificato l’approccio e il comportamento che tutti gli operatori, dai collocatori all’asset management, devono avere verso il cliente finale. E in questo cambiamento la consulenza è diventata l’elemento predominante, la risorsa più importante per dare il prodotto adeguato in base alle necessità del cliente e fare crescere la ricchezza generale. Detto questo, credo che il risparmio gestito rappresenti una grande opportunità in un contesto in cui, pensiamo a quello che è successo nel 2011, è stato messo in discussione sia a livello europeo sia italiano il concetto di risk free. È diventato quindi fondamentale non solo offrire una diversificazione con prodotti flessibili o a più elevato contenuto quantitativo ma riuscire a dare al cliente strumenti che, in un contesto elevato di volatilità, riescano a modulare l’asset mix tra monetari, obbligazionari e azionari di diversi paesi con prodotti che abbiano un rapporto rischio-rendimento più vicino alle esigenze del cliente. Questo crea una maggiore cultura per l’industria del risparmio gestito e un approccio più maturo verso il cliente finale. In questo contesto si può fare anche marketing ma nel senso più profondo del termine. Quindi con la formazione, l’informazione e strumenti di pianificazione finanziari che permettano di proseguire sulla strada dei risultati importanti, direi quasi straordinari, ottenuti nel 2013.

Bernardi. Oggi quando si approccia il cliente bisogna ragionare più nell’ottica della protezione dalla volatilità e dal rischio che della pura performance degli anni precedenti. E ancora più del fattore rischio bisogna evidenziare l'importanza del servizio che rappresenta il tratto distintivo della consulenza qualificata al fianco del mondo del risparmio gestito. Nessuno parla al cliente di aspetti tecnici legati alle tecniche gestionali, long short, smart beta. Tutti argomenti che appassionano solo gli addetti ai lavori ma al cliente finale non dicono nulla. Noi ci focalizziamo sulla pianificazione finanziaria, successoria, sulla consulenza evoluta che tocca ambiti utili alla sfera patrimoniale come il real estate e l’ottimizzazione fiscale. Il compito del consulente è trovare veicoli giusti che poi portino il cliente a ottimizzare l’investimento. In quest’ottica, sempre guardando all’altro lato della medaglia, ovvero le criticità, noi siamo stati tra i pochi a non avere distribuito ad esempio fondi a cedola ravvisando nel medio-lungo termine problematiche legate alla tenuta patrimoniale del prodotto in presenza di inversioni di tendenza del mercato o dei sottoscrittori. Cogliendo però le esigenze dei clienti abbiamo seguito per una parte del portafoglio soluzioni dove il flusso cedolare arrivava dalle garanzie degli investimenti assicurativi che si sono rivelati molto soddisfacenti. Del resto la nostra strategia è stata quella di ampliare, nel rapporto con il cliente, l'aspetto assicurativo nell’ottica di diversificazione e tutela degli investimenti. Rispetto al risparmio gestito l’assicurativo ha un differente trattamento fiscale e normativo e offre vantaggi non solo fiscali ma a livello successorio e di protezione personale. Tornando al discorso della centralità del servizio nella consulenza specializzata assistiamo sul mercato a un potenziamento delle strutture di advisory da parte delle case per arrivare ad analisi più puntuali dei portafogli. Anche noi abbiamo rafforzato questa struttura che si distingue per il profilo del team e profondità di focus che riescono ad attuare scandagliando i portafogli con dettagliata precisione. E se l’offerta di prodotti flessibili e multi asset ha ampliato il contributo e la diversificazione della gestione, è pur vero che il cliente vi ricerca un maggiore valore aggiunto. E qui diventa fondamentale il ruolo del professionista che ha l’esperienza e le competenze per aiutarlo a selezionare tra migliaia di prodotti nelle scelte più adeguate e commisurate alle proprie esigenze, con il plus di cogliere gli aspetti più peculiari di ogni soluzione.

D. In questo cambiamento quanto è fondamentale il valore aggiunto della tecnologia?

Ricchebuono. Premesso che ho lavorato 15 anni all’estero e sono rientrato, in controtendenza, in Italia solo l’anno scorso, posso dire che ho trovato molto cambiato il modello della distribuzione retail anche dal punto di vista dell’implementazione delle nuove tecnologie informatiche. Ormai tutte le case e le reti sono collegate elettronicamente con i distributori e la carta sta sparendo. Le reti stanno investendo molto anche nella firma digitale. In questo modo sparisce tutta quella burocrazia che in passato aveva creato diversi problemi. Per esempio, al momento della sottoscrizione, il problema rappresentato da una firma illeggibile che non veniva approvata. Quindi la pratica veniva rinviata e prima che tornasse in regola magari passava un mese e intanto il mercato aveva subito uno shampoo con la comprensibile irritazione del cliente.

Bottillo. Confermo che il tema della tecnologia è di grande attualità come quello della concentrazione. Il fatto che l’Italia sia nel contesto europeo un paese più che appetibile per l’industria del risparmio gestito (siamo ormai al secondo posto dopo la Francia) ha fatto sì che dall’estero si tenda a venire qui. Un fenomeno rispetto al quale non sono contrario a patto che ci sia la possibilità di consegnare un valore aggiunto, di importare le eccellenze. A questo punto, vorrei però fare un passo indietro ricollegandomi al tema della standardizzazione dei prodotti che credo abbia rappresentato un po’ il limite dell’industria del risparmio gestito. Oggi, per fortuna, assistiamo a un ritorno di interesse sull’individuo, sulle sue esigenze, sui bisogni della sua famiglia, sugli impegni che si è assunto nella vita. Quindi vedo una maggiore proiezione sul servizio e sulla consulenza. Ed entrando in quest’ottica non esistono prodotti e asset allocation che vadano bene per tutti. Esiste la risposta al singolo individuo-investitore. Questa è la nostra grande sfida: offrire innanzitutto un servizio e non limitarsi ad assecondare la moda del momento.

Rosti. Non dobbiamo mai scordare gli errori del passato commessi da tutta la catena. I prodotti absolute total return, per esempio, hanno un vissuto positivo fatto salvo il fatto poi di rivelarsi un investimento che invece non rispetta le promesse. I prodotti diversificati, per esempio, offerti come elemento di decorrelazione dai mercati in realtà, con lo scoppio della crisi nel 2008, si sono allineati alla caduta dei mercati. E, per fare un altro esempio, i fondi immobiliari venduti con la promessa di ritorni del 10% alla prova dei fatti si sono dimostrati illiquidi e con performance negative. Detto questo, gli Etf, che sono un sotto mercato nel risparmio gestito, hanno avuto alcuni momenti di crisi ma ora assistiamo a un loro risveglio. Ed è così anche per i nuovi prodotti absolute, flessibili o per altre innovative modalità di gestione. Il mio augurio, sia dal lato fabbrica sia dal lato distribuzione, è che questa innovazione continui ma con le lezioni imparate dal passato. Il grosso rischio è che i clienti privati ricomincino a spostarsi sul mercato azionario con il timing sbagliato. Per questo è necessario dare un minimo di protezione sull’azionario e diversificare la componente obbligazionaria. Infine, concordo sul fatto che stia crescendo l’investimento dell’industria in team di advisory per crescere e specializzarsi in quello che un tempo veniva demandato, sbagliando, al promotore o al private banker. Uomini essenzialmente di relazioni che devono essere aiutati a monte dal team di advisory e dai gestori in modo che ne tragga vantaggio anche la casa-prodotto. Infine, vorrei sottolineare il fatto che oggi vince chi si può permettere una partnership a 360 gradi e forti investimenti in marketing. Così però rischiamo di perdere le eccellenze delle case più piccole che hanno qualità e valore aggiunto. Quindi bisognerebbe unire le due cose: la giusta partnership con le case importanti e i loro team di advisory ma anche la selezione per cercare le eccellenze delle boutique sapendo che non esistono asset manager bravi a fare tutto. Anche i più grandi gestori hanno le loro eccellenze.

Bottillo. Le strategie e le tecniche devono essere rivisitate in base a quanto è accaduto sul mercato sapendo che le gestioni non sempre hanno corrisposto in maniera adeguata alla necessità degli investitori e per questo oggi ci si concentra, nella costruzione dei portafogli, più sulla componente rischio che sul rendimento. In quest’ottica anch’io reputo fondamentali l’assistenza, il servizio, la consulenza e la pianificazione sapendo che quest’ultima, a onor del vero, non è una scienza esatta. Per questo il compito dell’industria è di dare una mano a distributori e intermediari per individuare al meglio la profilazione, quello che noi definiamo “identificazione di un benchmark personale”.

Succo. Vorrei ricordare che l’investimento azionario rimane sempre minoritario rispetto alle altre classi per la sua componente di volatilità. E anche nell’ottica dei fondi a cedola, la diversificazione attraverso l’esposizione azionaria è difficile a causa della volatilità: la ricerca di rendimento si orienta piuttosto verso l’investimento flessibile o classi ibride come le convertibili. Detto questo, vorrei sottolineare l’aspetto legato alla tecnologia che considero uno strumento importante per fidelizzare il cliente. I fondi, è già stato sottolineato, sono percepiti come commodities e la decisione di investire è sempre meno legata a un luogo fisico, a uno sportello, al collocamento del promotore. In questo senso App, blog, Twitter, community online consentono di mantenere nel tempo il legame diretto con il cliente. Oltre a ciò, dobbiamo anche dire che la tecnologia consente di proporre simulatori che guidano il cliente nelle sue scelte.

D. L’industria del risparmio gestito è pronta a investire sui social network?

Bernardi. La tecnologia gioca un ruolo determinante nell’evoluzione della consulenza e nella percezione delle soluzioni di investimento dalla clientela. Ma in quest’ottica crediamo sia perlopiù funzionale alla consulenza finanziaria che non può venire sorpassata nel contributo dalla percezione delle logiche dei clienti e delle dinamiche di investimento. Il mondo social ha una grande eco nel mondo dei servizi mass market e nella standardizzazione delle soluzioni; meno in quelle dove ogni necessità viene costruita su misura come nella pianificazione finanziaria. Dopo l’entusiasmo dei primi fenomeni di accostamento corporate al fenomeno, l’esposizione si limita a comunicazioni di branding e sponsorizzazioni. In qualche caso si studia l’evoluzione del servizio di call center, ma le caratteristiche clou di una personalizzazione mirata come quella dell’esclusivo servizio che offre il nostro mondo non trova ancora l’esatta collocazione. Quindi meglio agire con coerenza, trasparenza in un dialogo sostenibile ed efficace col cliente senza cercare di emulare meccanismi che funzionano nell’entertainment o nella grande distribuzione, o nel turismo, ma meno laddove la professionalità si erge a criterio scremante. Detto questo tecnologia non vuol dire solo social, ma soprattutto sicurezza, comunicazione in mobilità, approfondimento di analisi, evoluzione dei servizi. In queste direzioni siamo sicuramente innovatori sposando appieno tutti questi elementi con la produzione di una firma digitale su tablet, una nuova piattaforma per la consulenza allargata a nuove frontiere della pianificazione patrimoniale e servizi di pagamento che superano le carte di credito e sperimentano funzionalità degli smartphone. Per noi la tecnologia deve migliorare la qualità dei servizi e della vita dei consulenti/clienti. In quest’ottica i prossimi mesi riserveranno sorprese molto interessanti.

Varaldo. Sono convinto che il mondo Internet e i social network saranno sempre più importanti anche per l’industria del risparmio gestito e, in generale, per il settore della finanza. Intesa Sanpaolo per esempio ha lanciato un’offerta dedicata ai giovani (Superflash) che comunica con questi ultimi anche attraverso Facebook, aprendo così una finestra di dialogo importante. Credo che questo strumento di comunicazione potrà in futuro essere rilevante anche per i temi legati all’investimento tenendo conto che: seppure oggi i giovani non detengano la ricchezza saranno tuttavia i clienti del futuro. Non solo: il modo migliore per creare un’adeguata informazione sui risparmi e gli investimenti è quello di sensibilizzare i giovani anche per educare di più gli adulti.

Cardone. Si è parlato molto in questo incontro di pianificazione, consulenza, cultura finanziaria, attenzione più al rischio che al rendimento e dell’importanza del concetto di previdenza. Tutti aspetti rilevanti ai quali vorrei, come operatore e come risparmiatore, aggiungere il tema della fiscalità. Il governo ha introdotto una nuova tassazione sul risparmio gestito ampliando la dicotomia tra fondi e obbligazioni governative. Una distanza destinata ulteriormente ad aumentare, con riflessi anche sulla raccolta, se la tassazione sulle rendite finanziarie sarà ulteriormente aumentata oltre il 20%. Noi come Janus, insieme con altri operatori del settore, stiamo cercando di sensibilizzare le autorità, purtroppo finora con scarsi risultati, per l’introduzione di una tassazione agevolata per gli investimenti a lungo termine. Questo sarebbe il modo più semplice e diretto per fare una vera opera di educazione finanziaria volta alla pianificazione e a favorire investimenti stabili nel tempo e che non siano speculativi. In questo modo ne trarrebbero beneficio sia i portafogli dei clienti sia, in termini di solidità e di minori fluttuazioni, tutta l’industria del risparmio gestito in Italia.