Corre l'utile Fs, ma c'è la grana Alitalia

Nel semestre profitti +4,3% e ricavi a 5,98 miliardi. L'azzardo dell'asse treno-aereo

Il gruppo Ferrovie dello Stato chiude il semestre con buoni risultati: crescita in tutti i settori di attività e una redditività al record storico. In positivo anche i dati sull'occupazione e sugli investimenti. Anche le prospettive sono buone: i 362 milioni di utile netto (più 4,3% sullo stesso periodo del 2018) verranno presumibilmente raddoppiati a fine anno, quando al 31 dicembre 2018 erano stati 559. Tutto questo fa capire che l'azienda guidata da Gianfranco Battisti è sana e crea valore; ma che si possa permettere di rilevare buona parte di Alitalia, ed esserne regista del rilancio, questo è tutto da vedere.

Intanto, i numeri. I ricavi operativi sono stati di 5,98 miliardi (+2,2%, parliamo sempre di semestre su semestre), ebitda 1,3 miliardi (+ 7,5%), investimenti nel periodo 2,18 miliardi. Il personale passa da 81.356 a 83.167 unità, grazie a nuove assunzioni. Positivo l'andamento dei ricavi da trasporto (3,75 miliardi, più 100 milioni) nei vari settori: passeggeri su ferro di breve e lungo raggio, trasporto su gomma e di merci. Si può anche osservare che cresce il margine legato alle infrastrutture, grazie a Rfi e ad Anas, dove il regime è di monopolio.

L'Alta velocità (la parte a mercato, cioè) ha registrato un aumento dei ricavi nonostante una lieve flessione dei passeggeri/chilometro: questo significa che sono stati aumentati i prezzi. Sempre riferendoci ai Frecciarossa, da inizio anno è migliorato anche il servizio, con un più 20% di puntualità, che è tornata a quota 70%. I ritardi ci sono ancora, ma non più come in passato, quando la puntualità era scesa al 50% per varie cause, cantieri, manutenzioni, problemi legati all'invecchiamento di parte del materiale. Più alta la puntualità sui treni regionali, stabile all'89%. In questo segmento (12 miliardi di passeggeri/chilometro) la crescita è stata dell'1,3%, e coincide - sottolinea Fs in una nota - con punte elevate di soddisfazione della clientela.

Osservando questi numeri che dipingono un'azienda efficiente, è lecito chiedersi: perché andarsi a giocare gli utili rilevando una quota di Alitalia, che brucia in un giorno quanto lo stesso gruppo Fs guadagna? La risposta sta solo nella politica, che nonostante tutti i tentativi di risanamento e i costi sopportati in questi anni, non ha saputo trovare una soluzione duratura.

Vedremo se la tanto sbandierata integrazione treno-aereo, di cui non ci sono esempi in alcuna parte del mondo, avrà successo proprio in Italia. Un Paese dove il trasporto aereo da 20 anni produce solo perdite. Tanto che alcuni osservatori immaginano già un futuro pericoloso: se gli altri soci dovessero ritirarsi alla prima ricapitalizzazione di Alitalia, le Fs resterebbero con il cerino in mano, costrette a esborsi superiori a quanto oggi prevedibile. E che, essendo le Fs controllate dal Tesoro, presumibilmente ricadrebbero in ultima istanza su tutti i contribuenti.

Commenti

TitoPullo

Mer, 09/10/2019 - 12:02

BENE PER LE FS!!ORA NON FACCIAMOGLIELI GETTARE IN QUELL' INDECENTE E PARASSITA POZZO SENZA FONDO CHIAMATO ALITALIA COME VORREBBERO FARE I 5STALLE CON UN'ALTRA LORO DEMENZA MANGIASOLDI!!!!