Cresce l'export calzaturiero ma è frenato dalla Russia

Nel 2016 aumento medio del 2,4% a quota 9,2 miliardi, ma l'andamento dei distretti produttivi risente delle diverse condizioni dei mercati. Veneto prima regione per export (27% sul totale), calo delle Marche nell'area Csi

Cresce, ma non troppo, l'export del settore calzaturiero che ha chiuso il 2016 con un aumento medio del 2,4% su quello nazionale rispetto al 2015: 9,2 miliardi di euro, tra calzature finite e componentistica.

Risultati che riflettono le diverse condizioni di mercato che si trovano a dover affrontare le imprese ed emergono dalla nota congiunturale di Assocalzaturifici. Ad esempio ad avere le maggiori difficoltà sono le aziende delle Marche, tradizionalmente molto esposte verso i mercati dell’area CSI, che registrano contrazioni del -6,7% sul consuntivo 2015, mentre sono stabili la Campania e la Toscana (+0,5% e +0,8% rispettivamente) e sono in aumento le altre principali regioni calzaturiere, con variazioni tendenziali comprese tra il +2% della Puglia e il +14,4% dell’Emilia Romagna, che ha recuperato dopo la battuta d’arresto del 2015.

E se i dati dell’ultimo trimestre 2016 hanno tratteggiato nell’insieme un quadro poco premiante per il settore a livello nazionale, sul fronte regionale ci sono diverse realtà che segnano risultati incoraggianti per quanto riguarda l’export. Tra le prime sette regioni a vocazione calzaturiera, si rilevano infatti dinamiche positive per l’Emilia Romagna (+12,2% su ottobre-dicembre 2015), Lombardia (+8,2%) e Campania (+6,1%). In calo invece Toscana (-1,6%), frenata da arretramenti superiori al 10% sul mercato americano e in Francia, e soprattutto le Marche (-11,7%), fortemente penalizzate dalle vendite in Russia (scese attorno al 20% nel quarto trimestre) e negli Stati Uniti (-13,6%).
Il Veneto è risultato anche nel 2016 la prima regione per export, con un’incidenza del 27% sul totale Italia, seguito da Toscana (21%) e Marche (15,8%). Assieme coprono quasi i due terzi del fatturato estero nazionale (64,2%).

Fra i distretti calzaturieri in crescita, Firenze si conferma al primo posto della graduatoria dell’export per provincia con oltre 1,2 miliardi di euro (+6% sul 2015), seguita Treviso, con 1 miliardo di euro (+6,1%), e Milano, con 900 milioni di euro (+10%). Risultati negativi invece, oltre che per le province marchigiane e per Forlì-Cesena (tutte molto esposte verso la Russia), anche per Verona (-8,8%) a causa di flessioni su importanti mercati comunitari, e per Lucca (-16,2%), anch’essa caratterizzata da una domanda assai debole in Europa (pesanti cali dei flussi verso Francia, Regno Unito e Germania).

Il principale mercato di sbocco dell'export made in Italy resta quello europeo con la Francia primo mercato in valore per Veneto, Lombardia, Puglia e Campania. Nelle Marche e in Emilia Romagna, dove fino al 2014 primeggiava la Russia, ora è la Germania la prima destinazione. L’analisi delle regioni leader nelle principali macroaree di sbocco rileva, oltre al primato del Veneto nell’Unione Europea, quello della Toscana negli Usa, delle Marche nell’area Csi e della Lombardia in Medio Oriente e Far East.

Dal consuntivo di Assocalzaturifici emerge infine che il peso del mercato russo sul totale export nel triennio 2013-2016 risulta dimezzato nelle Marche, Emilia Romagna, Veneto, Lombardia, Toscana e Campania. Se infatti tra il 2010 e il 2013 l’export italiano verso la Russia era cresciuto del 48% in valore – arrivando a sfiorare nelle Marche e in Emilia Romagna una quota prossima al 20% del fatturato estero regionale – il biennio successivo ha accusato un repentino calo dei flussi, a cui è seguito un 2016 di assestamento. Malgrado i primi segnali di ripresa in termini di volume (+13,6% sul 2015), la flessione dei prezzi medi (attorno al 15%) ha impedito il cambio di segno in valore, facendo registrare nel 2016 un ulteriore -4% rispetto all’anno precedente. Diverse aree evidenziano un recupero, ma restano in terreno negativo le due principali regioni esportatrici: Marche (-18%) ed Emilia Romagna (-4,8%).

Segnali positivi sono giunti invece dalle manifestazioni fieristiche che si sono svolte nei primi mesi dell’anno, come theMicam, dovein Fiera Milano le presenze di buyer russi hanno fatto segnare un incoraggiante +20% su febbraio 2016. Per questo Assocalzaturifici auspica che si giunga all’abolizione delle sanzioni dell’Unione Europea nei confronti di Mosca, che stannoaggravando il clima di incertezza indotto dalla difficile situazione economica in cui versa da tempo l’area, incidendo negativamente su tutti i comparti del made in Italy.