De Lucia Lumeno: "In Italia manca in disegno politico"

Giuseppe De Lucia Lumeno, segretario generale dell’associazione tra le banche popolari, lancia l'allarme: "L’Italia ha bisogno che la politica torni a svolgere il suo ruolo"

"In Italia manca in disegno politico (industriale, energetico, eccetera) di lungo respiro che ci permetta di confrontarci con gli altri paesi. Scontiamo un gap politico non indifferente, si vive alla giornata, manca una visione strategica. Eppure siamo messi molto meglio di come veniamo descritti". Giuseppe De Lucia Lumeno, segretario generale dell’associazione tra le banche popolari, fotografa la crisi internazionale e le sue proiezioni sull’Italia, auspicando a breve il ritorno del primato della politica.

La crisi economica-finanziaria partita nel 2008 dagli Stati Uniti sembra aver puntato decisamente sulla Spagna. Era lecito attenderselo?
"La Spagna da sempre fa parte dei cosiddetti 'Paesi Pigs', cioè quelli che in Europa sono considerati economicamente più deboli. Per altro in questo gruppo è stata inserita anche l’Italia per una scelta solo di natura politica, più che dettata dai fondamentali economici. Purtroppo l’Unione europea è un organismo burocratico, ma non è un’Istituzione né politica, né economica. E’ chiaro che in questo contesto il mercato è più simile a una foresta che a una comunità economica: l’animale più debole viene aggredito dal leone."

Fuor di metafora, chi è il leone?
"La speculazione e la finanza internazionale".

Eppure il "modello spagnolo" aveva tanti estimatori, anche da noi. Si parlava, fino a poco tempo fa, di sorpasso…
"Ricordo quanto Montanelli usava dire sulla Spagna: 'Ringrazio il Signore che ha creato la Spagna, così l’Italia sarà sempre penultima'. Era difficile che la Spagna potesse avere davvero un ruolo di potenza economica all’interno dell’Unione europea costruendo immobili invendibili. Se si vuole giocare sul Pil, è un conto, poi però conta l’economia reale. Se non c’è l’humus, la storia, la volontà, è impossibile creare distretti industriali in pochi anni. In Spagna ci sono stati tanti investimenti tedeschi. Come del resto in Grecia."

Gli aiuti dell’Ue potranno salvare la Spagna?
"L’aiuto alla Spagna nasce dalla necessità di recuperare parte dei crediti, proprio come avvenuto in Grecia. È un aiuto alle banche tedesche e francesi."

E le banche spagnole reggeranno?
"Beh, l’aiuto ufficialmente è mirato al salvataggio delle banche spagnole. Ma quanti crediti o titoli tedeschi ci sono nelle banche spagnole? Del resto lo stesso Rajoy ha specificato che si tratta di un aiuto alle banche spagnole, non alla Spagna, le quali si impegnano a restituire i prestiti."

La Germania, l’Irlanda, la stessa Francia hanno messo ingenti quantità di denaro per salvare le proprie banche. L’Italia no…
"Dovrebbe essere un motivo di forza da parte del sistema italiano. Il nostro sistema bancario ha resistito allo tsunami non ricevendo soldi dallo Stato. Non solo: ha pure contribuito con decine e decine di miliardi di euro alla tenuta del Paese, per esempio con moratorie nei confronti di chi era in difficoltà."

Eppure la percezione diffusa nel Paese è diversa…
"E’ vero. Le banche non sono viste come entità filantropiche, ma come rapinatori. La realtà è diversa. Le banche crescono se il paese è solido e serio e hanno tutti. Le banche hanno tutto l’interesse ad operare in maniera efficiente."

A maggior ragione le banche del territorio, come le "popolari" che lei rappresenta…
"L’interesse è complessivo. È chiaro però che la cooperazione bancaria ha giocato un ruolo decisivo per la sua natura e per la sua presenza capillare sul territorio. È possibile azzardare il paragone che come nel settore manifatturiero l’Italia regge principalmente grazie alle Pmi, il settore bancario sta in piedi grazie anche all’apporto determinante delle banche del territorio e del credito popolare. Bisogna aggiungere che in questi anni di crisi il sistema industriale si è ristrutturato e la dimensione media delle aziende è aumentata. C’è stata anche una sorta di selezione naturale delle imprese e degli imprenditori, che non sono stati certo con le mani in mano. Anzi, mi sento di dire che oggi sono più forti di ieri e in grado di competere. E questo discorso vale sia per i grandi che per i piccoli."

Le dà fastidio sentir dire che il governo Monti è il governo dei banchieri?
"Sì, perché non è vero. Sarà amico di qualche bancario, non dei banchieri. La Tarantola, tanto per fare un esempio preciso, non è stata imposta dal sistema bancario, ma immagino perché abbia professionalità utili a salvaguardare un’azienda dal punto di vista economico-finanziario. Le sono stati riconosciuti i meriti tecnici. Del resto se c’è da risanare, non mi pare uno scandalo che venga chiamato un risanatore."

Continua dunque il momento dei tecnici. Ma la crisi della politica italiana durerà ancora a lungo?
"L’Italia ha bisogno che la politica torni a svolgere il suo ruolo. Tanto più è lunga l’eclissi della politica, tanto maggiori saranno le difficoltà del nostro Paese."

Ma la politica ha la forza per uscire dalla palude?
"I partiti, che sono l’elemento qualificante della democrazia, sono in difficoltà, ma devono riposizionarsi. Proprio come hanno fatto le imprese. Resta il fatto che per vivre in una democrazia compiuta la politica è elemento fondamentale. Altrimenti ci sono solo le oligarchie."