Draghi: «Avanti con gli aiuti fino a che sarà necessario»

Per il numero uno della Bce il Qe «è più potente del previsto» grazie anche alle riforme. Ora gli effetti devono estendersi a consumi, investimenti e inflazione

Una ritirata prematura? Neanche a parlarne: il quantitative easing «non sarà fermato prima di quanto previsto». Ovvero, andrà avanti «fino a quando sarà necessario». Il presidente della Bce, Mario Draghi, approfitta dell'ospitalità offerta dal Fondo monetario internazionale per escludere con forza l'ipotesi che il super-piano di stimolo possa concludersi prima del settembre 2016. C'è del resto un'inflazione da rianimare, e non sarà facile riportarla vicina al target del 2% stabilito dall'Eurotower. Draghi vuole prezzi stabilmente vicini a quell'obiettivo: non basterà, dunque, una fiammata isolata per riporre in soffitta il bazooka monetario. Un'arma che «si è dimostrata più potente di quanto stimato da molti osservatori» grazie a fattori che hanno «messo l'economia e il settore finanziario in condizioni migliori», come la valutazione delle banche dell'eurozona e le riforme strutturali. Ma altro resta da fare. Se le misure hanno contributo a un abbassamento dei tassi sui prestiti e innalzato il livello di fiducia, ora occorre che «abbiano altrettanto effetto su investimenti, consumi e inflazione».

Le parole dell'ex governatore di Bankitalia sulla durata del Qe non hanno sorpreso gli analisti. Soprattutto quelli che ipotizzano un ampliamento del programma in stile Federal Reserve, con la Bce in prima linea per i prossimi cinque anni. Si tratta di ipotesi estreme. Uno scenario (semi)deflazionistico così prolungato aprirebbe scenari inquietanti per Paesi indebitati come l'Italia. La Bce, inoltre, rischierebbe di trovarsi a corto di bond da acquistare e potrebbe essere costretta ad allargare il ventaglio di titoli a tasso negativo acquistabili. I mercati, inoltre, potrebbero interpretare un Qe quasi ad libitum come la dimostrazione della sua inefficacia. Ma c'è anche da considerare l'inevitabile fuoco di sbarramento della Bundesbank. Il suo presidente, Jens Weidmann, non ha deposto le armi dopo aver ferocemente osteggiato il piano di Draghi. Anzi. Ieri ha criticato la decisione di inondare di liquidità le banche greche: «Alla luce del divieto del finanziamento statale, io trovo che garantire crediti a banche senza accesso al mercato, che con questi crediti finanziano i propri titoli dello Stato, che pure non ha accesso al mercato, non va bene». Dichiarazioni giunte dopo che il ministro delle Finanze, Yanis Varoufakis, aveva chiesto un allungamento delle scadenze dei bond, pari a 27 miliardi, in mano all'Eurotower. Anche se, ha premesso Varoufakis, questa è un'opzione «che terrorizza Draghi», perchè dovrebbe scontrarsi con la Germania. Appunto.