Draghi: dopo Bruxelles audizione alla Commissione Finanze della Camera

Capezzone (Fi): “Dopo il Quantitative easing, la Bce è interessata ad incentivare i singoli Stati a fare riforme strutturali”. Qualche segnale di ripresa ma si rischia una nuova bolla speculativa

A distanza di pochi giorni dal suo intervento al Parlamento europeo, il Presidente della Banca centrale europea, Mario Draghi, è stato invitato dalla Commissione Finanze della Camera dei Deputati a tenere un’audizione sulla situazione economica e sugli effetti per l’economia italiana delle politiche monetarie espansive poste in essere da Francoforte e note sotto il nome di Quantitative Easing. L’incontro, calendarizzato per giovedì 26 marzo, sarà l’occasione per illustrare nel dettaglio la manovra della Bce e le previsioni su crescita e inflazione nel nostro Paese. Ancora nessuna notizia ufficiale sui contenuti dell’audizione, anche se alcune fonti dell’Eurotower lasciano trapelare che Draghi inviterà l’Italia a proseguire sulla strada delle riforme strutturali come antidoto alla recessione che sta deprimendo le economie dell’Eurozona. Dello stesso avviso è il Presidente della commissione Finanze della Camera, Daniele Capezzone che in un’intervista al think tank Il Nodo di Gordio ha sottolineato come “Mario Draghi ha fatto il massimo rispetto all’attuale perimetro dei poteri della Bce. Di più non poteva fare. Probabilmente, giovedì Draghi ci dirà che la Bce è interessata ad incentivare i singoli Stati a fare riforme strutturali. Ora, però, le incognite sono tre, ma non dipendono più da lui. Primo: i canali di trasmissione all’economia reale (banche) saranno ostruiti o no? Secondo: i governi europei avranno l’intelligenza di sfruttare questa occasione per realizzare “supply-side economic reforms”, oppure si accontenteranno di questa bombola d’ossigeno a tempo offerta dalla Bce? Terzo: quando il Qe sarà finito, nell’autunno del 2016, che giudizio daranno i mercati sulla sostenibilità del nostro debito pubblico?”.

Preoccupazione condivisa anche dal Vicedirettore di Bankitalia, Fabio Pennetta, per il quale dopo il varo del Qe, pur registrandosi un miglioramento nella disponibilità dei prestiti effettuati dagli istituti bancari, “la normalizzazione del mercato del credito non è ancora completa e a farne le spese sono soprattutto le imprese più piccole”. A pesare per Pennetta, sono soprattutto i cosiddetti “crediti deteriorati” ancora presenti nei bilanci delle banche. Per Draghi, la spinta impressa dal Qe all’economia inizia a dare i primi segnali positivi anche se l’inflazione rimarrà a livelli bassi almeno fino a fine anno. Nelle tre ore di audizione alla Commissione economica del Parlamento europeo, il Presidente della Bce ha sottolineato come “la crescita sta guadagnando slancio. La base per la ripresa economica nella zona euro si è chiaramente rafforzata, ciò è dovuto alla caduta del prezzo del petrolio, alla ripresa della domanda esterna e al deprezzamento dell'euro”. “La Bce – ha ricordato Draghi in apertura del suo intervento – ha già aggiornato al rialzo di 0,5 e 0,6 punti le stime di crescita 2015 e 2016”. In questo senso, per Capezzone “Renzi, che è stato fortunatissimo. Si è infatti ritrovato tre eventi esterni impensabili un anno fa: l’intervento della Banca Centrale Europea; il crollo del prezzo del petrolio; il nuovo rapporto dollaro/euro. Con queste tre condizioni, non ci si può accontentare degli “zero virgola”, di minuscoli segnali di ripresa. Bisogna correre, anzi bisogna volare. E per volare le uniche proposte in campo sono quelle che noi abbiamo fatto rispetto alla legge di stabilità: un mega taglio di tasse (non un taglietto), accompagnato da una vera revisione della spesa pubblica.

Perché Renzi le ha bocciate? Noi insisteremo. Se l’Italia non farà questo, avremo perso un’occasione irripetibile. È come quando una squadra può tirare un calcio di rigore ma lo sbaglia... Poi rischia di pagarlo caro”. Ciononostante permangono numerosi dubbi sull’efficacia della manovra per l’economia reale. In particolare, non è ancora chiaro quanta parte dell’ingente liquidità pompata nelle casse delle banche (60 miliardi di euro al mese per un anno e mezzo) finirà per trasformarsi in prestiti a famiglie ed imprese. Perplessità confermate dal continuo afflusso di denaro sui mercati speculativi che sta gonfiando i portafogli azionari e valutari di banche ed investitori senza significative ricadute sul tessuto imprenditoriale e produttivo delle piccole e medie imprese. Se da un lato il massiccio acquisto di titoli di stato dell’Eurozona da parte della Bce ridà fiato anche alle malconce finanze pubbliche italiane, riducendo i tassi di interesse sui titoli del debito pubblico, dall’altro lato si profila all’orizzonte il rischio di una nuova bolla speculativa sui corsi dei titoli azionari. C’è da augurarsi che nell’audizione di Mario Draghi alla Commissione Finanze della Camera, si parli anche di questo.

Daniele Lazzeri

Chairman del think tank “Il Nodo di Gordio”

www.NododiGordio.org

Commenti

beale

Mar, 24/03/2015 - 10:35

più che ritornello è un tormentone: riforme strutturali1 una domanda: la struttura dello Stato così come realizzata dopo la seconda guerra mondiale necessità di manutenzione, ristrutturazione o demolizione per una riedificazione? a mio avviso il nodo gordiano è questo. è impensabile, anzi demenziale, con lo sviluppo dell'informatica, sostenere i tempi, le modalità e gli organici di una macchina dello Stato pachidermica. è demenziale che con tale pletora di personale, si moltiplichino le consulenze esterne (Poletti pensi a qualificare e a formare gli statali invece di cominciare dagli studenti), è delittuoso privare i cittadini dell'unica forma di potere esercitabile: le elezioni. si potrebbero tenere ogni anno ( la corruzione avrebbe vita difficile) invece ci stiamo godendo il terzo governo di geni.