Draghi: «Nuovi aiuti? Solo se vanno alle imprese»

«Abbiamo una potente artiglieria di strumenti» per eliminare i pericoli di instabilità e favorire la crescita, assicura Mario Draghi. «Siamo pronti ad agire», ribadisce. Per il momento, però, l'arsenale resta a prender polvere. Garantita il mese scorso una mini-boccata d'ossigeno all'economia sotto forma di un taglio da un quarto di punto dei tassi (rimasti ieri fermi allo 0,25%), la Bce preferisce temporeggiare nel momento in cui la crescita del Pil Usa nel terzo trimestre, un 3,6% nettamente superiore alle attese, sembra dar corpo ai timori di un avvio anticipato del tapering da parte della Federal Reserve.
Ai piani alti dell'Eurotower il dibattito sulla strada da intraprendere è comunque aperto. Draghi ha fatto capire che non vi sono pregiudiziali sulle armi non convenzionali da utilizzare, ma la cautela potrebbe apparire eccessiva. Diversa appare, invece, la questione relativa alla trasformazione in public company di Bankitalia, su cui la Bce «non ha ancora pronto un parere» nonostante fosse atteso a inizio settimana. Un ritardo che fonti della banca centrale imputano all'irrigidimento manifestato dalla Bundesbank, che avrebbe formulato rilievi sostanziali sulla cessione delle quote di via Nazionale. Un'altra gatta (tedesca) da pelare per Draghi. Appena un po' più sereno per l'evoluzione della congiuntura, ancora negativa in Italia come dimostra il calo dello 0,3% nei primi 10 mesi delle entrate tributarie. L'outlook dell'area euro è stato comunque rivisto al rialzo: ora per il 2013 viene indicato un -0,4% del Pil, cui seguirà un +1,1% e un +1,5% nel 2015. Al tempo stesso, è stato rimesso mano alle previsioni d'inflazione, vista a fine anno all'1,4%, all'1,1% l'anno prossimo e all'1,3% nel 2015. Valori distanti dal target del 2% della banca e al tempo stesso tali da negare l'esistenza di un fenomeno deflazionistico. La Bce è «consapevole dei rischi che comporta un periodo lungo di inflazione bassa», ma «non sono stati identificati strumenti specifici per intervenire», si è limitato a commentare Draghi.
In ogni caso, un'inflazione «spuntata» è lo specchio di un'economia debole. Ecco perché alla vigilia i mercati confidavano sull'annuncio di una nuova immissione di liquidità. «Se facciamo un'altra Ltro - ha spiegato Draghi - ci vogliamo assicurare che venga utilizzata per finanziare l'economia e che non venga usato per fare carry trade». Insomma, dopo la moral suasion esercitata sulle banche per indurle all'acquisto di bond governativi così da raffreddare lo spread, ora Draghi dice che i quattrini dovranno essere destinati all'economia reale e non alla speculazione. Impresa non facile alla luce dei vincoli stringenti imposti alle banche e alla situazione di sofferenza di famiglie e imprese.
Nessuna novità anche dal fronte del possibile taglio sotto lo zero dei tassi sui depositi delle banche presso l'Eurotower, argomento di cui «abbiamo discusso brevemente senza addentrarci in aspetti tecnici». Quindi, un nulla di fatto complessivo che ha deluso le Borse (-1,75% Milano, la peggiore), spaventate dalla possibilità che la Fed anticipi la rimozione delle misure di stimolo.