«Economia mai così bene da 7 anni»

Draghi: «La Bce sta facendo il suo dovere» E i contratti aziendali più flessibili «riducono i licenziamenti»

Non una sola parola sulla Grecia, un autentico rompicapo di difficile soluzione. Guarda altrove, Mario Draghi: allo scatto in avanti dell'eurozona, le cui prospettive economiche «non erano così positive come lo sono oggi da sette, lunghi anni»; e a quel modello di contrattazione aziendale alla Marchionne (o alla tedesca) che, rottamando le vecchie liturgie degli accordi collettivi di categoria a tutto vantaggio della flessibilità, è la chiave giusta per combattere la disoccupazione. Ma, forse, l'attenzione del presidente della Bce è anche catturata dalle future mosse della Federal Reserve sui tassi d'interesse dopo le ultime esternazioni di Janet Yellen, che considera «appropriato» un rialzo dei tassi nel 2015 «se l'economia continua a migliorare in linea con le attese». Certo, la stretta sarà «graduale», come ha assicurato il successore di Ben Bernanke, ma il rischio è quello di creare instabilità sui mercati finanziari, abituati da troppi anni a una politica di tassi a zero.

Draghi, ancora una volta, ha preso le difese delle misure adottate, per ribadire che il piano di acquisto di bond non costituisce «un alibi per i governi e i parlamenti per rinviare i loro sforzi di riforma», ma anzi rende meno costoso il processo riformista «dal momento che riduce il tempo necessario per produrre effetti positivi». È l'unica sottolineatura appena polemica che l'ex governatore di Bankitalia si è concesso. Evitando invece di soffermarsi sul brusco calo dei prezzi e sull'impennata dei rendimenti visti di recente sui mercati obbligazionari; senza inoltre replicare a quanti considerano l'accelerazione, tra maggio e giugno, al programma di shopping la prova che la Bce teme di incontrare qualche difficoltà nel reperire bond sovrani durante i mesi estivi. Ostacoli che potrebbero costringerla ad accettare titoli anche con tassi sotto la soglia di -0,20%. La notizia dell'allargamento del plafond dei 60 miliardi al mese, data dal membro francese del board, Benoit Coeuré, in un incontro che doveva restare riservato, ha però avuto una conseguenza: la Bce non invierà più ai giornalisti discorsi embargati del proprio comitato esecutivo.

Draghi ha invece insistito su un punto: i benefici derivanti dall'azione della Bce sono marginali senza riforme nel mercato del lavoro e dei prodotti, nel fisco e nella previdenza. La parola magica è «flessibilità», un termine che «dovrebbe far parte del nostro Dna», dice Draghi, e che andrebbe applicata decentrando la contrattazione aziendale. L'esempio viene dalla Germania, dove l'elasticità è stata introdotta negli anni '90: «Le imprese con flessibilità a livello aziendale hanno ridotto l'occupazione in misura minore rispetto a quelle vincolate da accordi a livello centrale». Il motivo? «In parte perché sono state in grado di adeguare meglio le retribuzioni alle condizioni economiche».

A Riga, in Estonia, sono intanto proseguiti ieri gli incontri tra il premier greco Alexis Tsipras e i vertici europei. La Cancelliera Angela Merkel ha detto che «bisogna ancora lavorare molto, molto intensamente», mentre si avvicina il 5 giugno, quando Atene dovrà rimborsare al Fmi 306 milioni di euro. Berlino ha comunque smentito la notizia secondo la quale il ministro delle Finanze, Wolfgang Schaeuble, avrebbe prospettato l'ipotesi che la Grecia adotti una moneta parallela accanto all'euro in caso di fallimento dei negoziati con i creditori internazionali. Taglia corto il ministro francese delle Finanze, Michel Sapin: «Non c'è un piano B, non c'è un piano parallelo, non c'è una moneta parallela, c'è una sola moneta, l'euro».