Eni sale in Borsa (+3,7%) piace la nuova strategia

Prosegue la vendita di parte delle concessioni: dai russi di Rosneft incassati 1,1 miliardi

Sofia Fraschini

Eni rialza la testa a Piazza Affari, e con il +3,7% a 14,78 euro messo a segno ieri, rivede i livelli di un anno fa (i massimi da tre mesi) puntando dritto verso quota 18 euro. Almeno secondo gli analisti che oggi, a New York, faranno il punto sulla società nel corso dell'investor day organizzato dalla major italiana in attesa dei conti di fine anno e della nuova strategy di marzo 2017. Una data che potrebbe segnare lo spartiacque tra un prima, appesantito dai corsi dell'oro nero, e un dopo che sull'onda lunga delle scelte Opec relative al taglio della produzione potrebbe rilanciare la società e il nuovo corso impresso dall'ad Claudio Descalzi orientato al cash in. Una strategia speculativa che negli ultimi anni ha portato nelle casse della società oltre 6 miliardi di euro.

Tra le ultime operazioni la cessione realizzata in favore dei russi di Rosneft di una quota del 30% nella concessione di Shorouk, a largo delle coste egiziane, nella quale si trova il super giacimento a gas di Zohr. La vendita, che segue il recente passaggio di un primo 10% all'inglese Bp, vale per il Cane a sei zampe 1,12 miliardi di dollari e il rimborso, pro quota, da parte dei russi, degli investimenti già effettuati: 450 milioni di dollari. Inoltre, Rosneft avrà un'opzione per l'acquisto di un'ulteriore 5%. Un secondo step grazie al quale Eni raggiunge l'obiettivo di scendere al 50% di Zohr secondo una linea strategica ben definita dalla società che non punta più a mantenere il 100% delle proprie scoperte, ma a monetizzare in anticipo il loro valore. «Una scelta vincente - spiega un analista - perché anche se si cede una risorsa lo si fa da padroni condividendo rischi e costi».

Per non parlare del fatto che «con queste operazioni - ricorda Equita - migliorano la flessibilità finanziaria del gruppo». Per questo, tra le prossime cessioni che potrebbero far salire il titolo oltre quota 18 euro ci sono pacchetti di concessioni in Mozambico, Ghana e Angola. L'azione offre, al momento, un dividend yield del 5,6% contro una media del 4,5% dei competitor e tutte le principali banche d'affari ne consigliano l'acquisto. I rischi sono legati a un flusso di cassa inferiore alle attese o a un ritardo delle cessioni di asset dal 2017 in poi. Resta, poi, l'incognita petrolio. L'accordo tra i Paesi Opec e non Opec è positivo (ieri Brent in area 55 dollari e Wti sopra 53 dollari). Un fatto che «dovrebbe tradursi - spiega Mediobanca - in una stabilizzazione dei prezzi sopra 55 dollari entro metà 2017, il che dovrebbe sostenere una rivalutazione delle azioni energetiche, Eni in testa grazie alla sua maggior inclinazione verso la produzione». Quindi, a meno che l'Opec e la Russia non rispettino l'accordo e l'eventuale ripresa negli Usa della produzione di olio di scisto ostacoli la ripresa del prezzo del petrolio, gli analisti di banca Imi si attendono per Eni una solida performance nel downstream (raffinazione e distribuzione), in particolare nei settori Refining&Marketing e petrolchimico, e un recupero dei margini nella divisione Gas&Power.