Ma ennesimo paperone prepensionato

Dopo Gates, anche Mr Alibaba lascia per godersi la vita

Cinzia Meoni

Se fino a qualche decennio fa erano le dive inarrivabili di Hollywood come Greta Garbo ad andare in pensione neppure quarantenni, oggi sono i tycoon del web a non avere la minima intenzione di aspettare la terza o la quarta età per dedicarsi a hobby, passioni e, ça va sans dire, opere di beneficienza. Per il fondatore di Albaba, Jack Ma, il tempo massimo per la routine lavorativa quotidiana è scaduto a 55 anni, compiuti proprio ieri, quando l'imprenditore ha lasciato la poltrona e le leve operative nelle mani di Daniel Zhang, direttore finanziario del big dell'e-commerce cinese.

È così arrivato il momento di inseguire la libertà, di «godersi la vita come Forrest Gump», uno dei miti inseguiti dall'ex insegnante di inglese che ha rivoluzionato l'idea di shopping cinese, oltre che di dedicarsi, tramite una fondazione, ai progetti filantropici concentrati sulla formazione e l'educazione digitale delle aree rurali del Paese.

Proprio un anno fa l'imprenditore aveva annunciato che allo scoccare dei 55 anni avrebbe lasciato lo scettro perché: «Non voglio morire in ufficio ma in spiaggia, sotto l'ombrellone». E come dargli torto. Soprattutto quando, come Ma, si può contare su un patrimonio personale di quasi 40 miliardi di dollari e sul 21mo posto della classifica di Forbes dedicata alle persone più influenti al mondo, grazie all'impresa nata da un'intuizione vent'anni fa e che oggi vale 450 miliardi di dollari.

La storia dell'imprenditore (al secolo Ma Yun) si colloca ormai a metà strada tra il marketing e la leggenda. Secondo gli aneddoti, dopo essere stato respinto dieci volte dalla Harvard Business School e aver fallito le selezioni per trenta diversi tipi di lavoro, a metà anni 90 Ma realizza che il presidio cinese sul web era modesto, e inizia a costruire siti internet fino al lancio, nel '99 di Alibaba.

La costituzione di un ente benefico è ormai ritenuta una tappa quasi obbligata tra i Paperoni stranieri che spesso abbandonano l'ufficio prima dell'età della pensione. Come Bill Gates, co-fondatore di Microsoft, che si è ritirato dalle scene a 59 anni nel 2014 per abbracciare le cause filantropiche della sua fondazione. O Gordon Moore, tra i fondatori di Intel, che dopo aver lasciato il gruppo nel 2001, è attivo, con la sua fondazione, nella ricerca medica. Sempre sul fronte hi-tech, Azim Premji, fondatore di Wipro, dopo aver lasciato un mese fa la guida del gruppo, si dedica a riformare l'educazione in India. Infine, due star della finanza Usa come John Arnold e Tim Steyr (fondatore di Farallon Capital) hanno invece lasciato i fondi nel 2012, rispettivamente a 38 e a 55 anni, per dedicarsi alle rispettive fondazioni. E già si parla di un prossimo passo indietro da Facebook di Mark Zuckerberg che potrebbe scendere nell'arena politica.

Commenti

cgf

Mer, 11/09/2019 - 14:22

Nel mio lavoro ho conosciuto diversi 'uomini arrivati' che si ritengono indispensabili, senza di loro l'azienda non può andare avanti! Pensare che la prima dote di un manager, figurati un CEO, è proprio quella di saper delegare.