Ex vertici di Carige al contrattacco: «La richiesta dei danni è temeraria»

Il cda vuole 1,2 miliardi dopo la cessione delle assicurazioni

Un'azione «temeraria» visto che l'operato degli ex vertici di Carige è stato «scrupoloso» e «corretto». Lascia intendere una battaglia a colpi di carte bollate il commento arrivato ieri dall'ex presidente Cesare Castelbarco Albani e dall'ex ad Piero Montani, in merito alla richiesta di danni per 1,25 miliardi di euro avanzata dal cda dell'istituto ligure, oggi controllato dalla famiglia Malacalza.

L'atto di citazione depositato dall'attuale gestione al Tribunale di Genova riguarda la cessione delle partecipazioni di Carige nelle compagnie di assicurazione (avvenuta nel 2014-15) e ad altri comportamenti successivamente tenuti dai due manager e dal fondo Apollo. «L'iniziativa giudiziaria di Carige nei miei confronti è del tutto temeraria perché il mio comportamento come presidente della banca, così come quello dell'intero consiglio di amministrazione, è sempre stato più che corretto e rispettoso della legge - ha dichiarato Castelbarco Albani - ma, prima ancora, coerente con le richieste delle diverse Autorità di vigilanza volte alla salvaguardia e al rafforzamento del patrimonio di Carige. Ovviamente mi difenderò anche a tutela della mia reputazione professionale e della mia onorabilità». Anche Montani, commentando l'azione della banca, ne denuncia «la temerarietà» e preannuncia «che si costituirà in giudizio, svolgendo tutte le più opportune difese al fine di ottenere il rigetto delle domande proposte nei suoi confronti e, inoltre, la condanna di Banca Carige al risarcimento dei danni per responsabilità processuale aggravata».

Sulle barricate, infine, è salito il fondo americano Apollo che ritiene di «aver sempre agito in maniera appropriata e secondo le leggi vigenti». La società Usa considera infondate queste accuse e intende difendersi fermamente presso le sedi opportune».