Facebook finisce nel mirino di Bruxelles

L'accusa: notizie ingannevoli sull'acquisizione di WhatsApp

Già piuttsosto tesi per ragioni fiscali, i rapporti tra Bruxelles e la Corporate America rischiano di invelenirsi ulteriormente dopo che la Commissione Ue ha mostrato il cartellino giallo a Facebook. L'ammonizione, chiamata nel gergo euro-burocratico «dichiarazione di opposizione», è scattata in seguito all'acquisizione di WhatsApp da parte del gruppo guidato da Mark Zuckerberg. A Bruxelles non sono piaciute le informazioni sull'operazione inviate successivamente dal colosso dei social network.

Riassume il commissario europeo alla Concorrenza, Margrethe Vestager: «Le società sono obbligate a fornire alla Commissione informazioni accurate durante le indagini sulle fusioni. Devono prendere questo obbligo sul serio. Nel caso specifico, la visione preliminare della Commissione è che Facebook abbia fornito informazioni non corrette o ingannevoli durante l'indagine sull'acquisizione di Whatsapp. Facebook ora ha l'opportunità di rispondere». Il gruppo di Menlo Park (California) ha infatti subito replicato di aver «agito in buona fede» e di avere «costantemente fornito informazioni precise sulle nostre capacità tecniche e sui nostri piani, incluso le richieste circa l'acquisizione di WhatsApp».

Nella dichiarazione di opposizione, la Commissione mette agli atti di ritenere, in via preliminare, che, contrariamente alle dichiarazioni rese da Facebook durante la procedura, la possibilità tecnica di collegare automaticamente i profili degli utenti Facebook con quelli dei clienti Whatsapp esisteva già nel 2014. In questa fase Bruxelles teme che Facebook abbia intenzionalmente, o per negligenza, fornito informazioni scorrette o ingannevoli alla Commissione, in violazione degli obblighi previsti dalla legge Ue.