Una famiglia su quattro non arriva a fine mese

Sale il tasso povertà: 5 milioni di italiani sul lastrico. Tasse oltre il 44%

Un Paese sempre più impoverito dalla crisi e dalle tasse. È questa la fotografia dell'Italia scattata dall'Istat, peraltro non molto diversa da quella dell'anno precedente, soltanto un po' più ingiallita e consumata dal tempo. Un Paese vecchio che non ha nessuna voglia di innovare, così come vecchi sono i dati che ci troviamo a commentare. E a farne le spese, ancora una volta sono le famiglie.

Nel 2012, dice il rapporto «Noi Italia» presentato ieri, una famiglia su quattro (il 24,9%, pari a 15 milioni di individui) si trova in una condizione di disagio economico, sei su dieci vivono con meno di 2.500 euro al mese e il 6,8% (oltre 4,8 milioni di persone) supera la soglia della povertà assoluta. Per descriverne le difficoltà, l'Istituto di statistica utilizza il termine «deprivazione» che in concreto significa non poter affrontare spese impreviste (lo dichiara il 42,9%), garantire un pasto adeguato almeno ogni due giorni (17,5%) o avere arretrati nei pagamenti di mutui o bollette (11%). In forte svantaggio il Mezzogiorno, dove la percentuale sale al 41%. Sempre secondo il rapporto, nel 2011 circa il 58% delle famiglie ha conseguito un reddito netto inferiore all'importo medio annuo di 29.956 euro, circa 2.496 euro al mese. La più alta diseguaglianza nella distribuzione del reddito è in Campania, mentre in Sicilia si registra il reddito medio annuo più basso (oltre il 28% in meno della media italiana).

Non va meglio la situazione sul fronte lavoro. In Italia lavorano solo 61 persone su 100 tra i 20 e i 64 anni, un livello ancora di 14 punti inferiore al target europeo 2020 (75%). I più penalizzati sono le donne e i giovani, mentre salgono a oltre due milioni i cosiddetti «neet», ossia le persone tra i 15 e i 29 anni che non studiano e non lavorano. In aumento anche la pressione fiscale, che sale al livello record del 44,1%, 3,6 punti percentuali in più rispetto a quella media dell'Unione europea e poco distante dai livelli svedesi (44,7%). Migliorano, invece, i conti pubblici, soprattutto per effetto delle politiche di contenimento della spesa: nel 2012 l'Italia si colloca al primo posto, insieme alla Germania, tra i paesi dell'Ue per saldo primario e al sesto posto relativamente all'incidenza dell'indebitamento netto. Resta alto, tuttavia, il debito pubblico, pari al 127% del pil (secondo soltanto a quello della Grecia). L'Italia si classifica al secondo posto anche per indice di vecchiaia (148,6 anziani contro i 155,8 della Germania ogni 100 giovani) e di motorizzazione (62 auto ogni 100 abitanti, dopo il Lussemburgo), mentre ottiene il primato per i marchi di qualità agroalimentare.

Sul fronte innovazione, infine, rimane bassa la spesa per la ricerca e lo sviluppo (solo l'1,25% del Pil) e la quota di popolazione che utilizza Internet (il 54,8% contro una media europea del 70%). Fanno meglio le imprese (il 91,6%), ma la strada da percorrere si conferma ancora molto lunga.

Commenti

buri

Mer, 12/02/2014 - 11:19

sono quelli da salvare non i cavalli di Central Park