Fatto fuori il falco Varoufakis ora tocca al suo gemello diverso

Il ministro casual sacrificato sull'altare dei nuovi negoziati con l'Ue Arriva Tsakalotos, più distinto ma di vedute non meno radicali

Ha fatto un passo indietro, anche se è stato uno dei vincitori del referendum greco contro il piano di salvataggio europeo. Yanis Varoufakis, il ministro delle Finanze indigesto a a diverse cancellerie dell'Eurozona, si è dimesso dall'incarico su richiesta del premier Alexis Tsipras. «Considero un mio dovere - ha spiegato Varoufakis - aiutare Tsipras a sfruttare, come egli ritiene meglio, il capitale che il popolo greco ci ha offerto attraverso il referendum. Porterò su di me l'avversione dei creditori con orgoglio. Sosterrò pienamente il premier, il nuovo ministro delle Finanze e il nostro governo».

Che la Grecia dovesse mettere in tavola qualcosa prima di presentarsi a Bruxelles era inevitabile e Tsipras ha pensato bene di offrire la testa del suo ministro sul piatto dei creditori, liquidandolo con un ringraziamento per il suo «instancabile impegno» e sostituendolo dopo poche ore con Euclides Tsakalatos. «Sono stato reso consapevole di una certa preferenza di alcuni partecipanti dell'Eurogruppo - ha detto dal canto suo Varoufakis - per la mia assenza da quegli incontri».

Un'uscita di scena polemica, anche se dipinta con i colori dello spirito di collaborazione. Quali effetti avrà sulla stabilità del governo greco è ancora presto per dirlo, ma Tsipras ha subito incontrato i leader di tutti partiti parlamentari, Alba Dorata esclusa, per costituire «un solido fronte nazionale» prima di riprendere i negoziati. Insomma, il governo di sinistra, nonostante il trionfo referendario, oggi si sente paradossalmente più debole e chiede aiuto per non cadere rovinosamente sia a Bruxelles sia in casa. L'allontanamento del falco Varoufakis sarebbe solo un primo passo per andare incontro alle richieste non scritte dei creditori. Ma l'ex ministro, seppur obbediente al partito di governo, non smette di pungolare Tsipras e compagni. «È essenziale che il grande capitale del quale il nostro governo è stato investito dallo splendido voto per il “no” sia speso immediatamente in un “sì” a una soluzione adeguata, a un accordo che preveda la ristrutturazione del debito, meno austerità». D'altronde Varoufakis ha continuato a far parlare di sé da quando si è insediato nel ministero più delicato dallo scorso gennaio. Ha guidato il suo dicastero con il piglio del primattore, distinguendosi non solo per le sue uscite antieuropee e antitedesche, ma anche per il suo stile informale nell'abbigliarsi, sempre casual o addirittura in t-shirt come nella conferenza stampa dopo il referendum. 53 anni e doppio passaporto (greco e australiano), l'ex ministro era docente universitario di economia all'università del Texas prima di scendere in campo a fianco di Tsipras. La carriera accademica ha messo in luce la sua originalità, spingendolo quasi con divertimento a demolire miti delle scienze economiche e facendolo vivere, come lui stesso ha scritto, da «teologo ateo in un convento medievale». La sua fama di falco, infatti, precede la nomina governativa ed era emersa già dai diversi saggi scritti e in preparazione, come quello che sarà pubblicato a breve contro l'austerity e sulla disintegrazione dell'Europa.

Al posto di Varoufakis, come abbiamo detto, si siederà ora Tsakalatos, un altro docente universitario che aveva già sostituito il suo predecessore come capo negoziatore lo scorso aprile. Il nuovo ministro delle Finanze ha 55 anni e un curriculum accademico addirittura più autorevole di Varoufakis. Laureato in politica, filosofia ed economia e docente all'università del Kent e di Atene, Tsakalatos è nato a Rotterdam ed è cresciuto in Gran Bretagna. Nei primi anni Novanta ha deciso di tornare in Grecia assieme alla moglie inglese. Considerato il motore delle politiche economiche del partito Syriza, il neo ministro viene dipinto, almeno per lo stile, come l'anti Varoufakis per la sua riservatezza, l'abbigliamento classico (unica trasgressione una sciarpa gialla e nera) e i toni moderati, caratterizzati da un leggero accento inglese anche quando parla greco. Tuttavia, le idee che propugna non sono molto diverse da quelle del suo predecessore. In uno degli ultimi saggi scritti, ha attribuito la crisi greca a un deficit di democrazia nell'eurozona.

A Bruxelles, quindi, siederà al tavolo un volto nuovo, ma il biglietto da visita sembra sempre lo stesso. La Germania, infatti, ha messo subito le mani avanti. «La porta resta sempre aperta - ha detto ieri la Merkel - ma al momento non ci sono i presupposti per nuove trattative su altri piani di aiuto».