La fattoria biologica diventa 4.0

Esperienza pilota vicino a Roma: 20 telecamere riprendono in diretta tutto il processo di produzione, dalla raccolta alla trasformazione per garantire la qualità

Il rispetto per la terra e quello per le persone non sono valori molto distanti l’uno dall’altro. E sono i principi sui quali si basa la prima biofattoria tracciata in Europa, tra le campagne romane accanto alle cascate di Monte Gelato, uno dei luoghi più affascinanti della Valle del Treja.

Grazie a 20 telecamere operative fisse diffuse in tutta l’area dell’azienda agricola, si possono monitorare h24 le attività di coltivazione e lavorazione di prodotti acquistabili, poi, in un laboratorio di vendita creato ad hoc, all’interno del centro commerciale dell’Olgiata. Come in un reality show, in B.O.ttega tre grandi schermi collegate alle telecamere della biofattoria, riprendono in diretta tutto il processo di produzione, dalla raccolta alla trasformazione, della maggior parte dei prodotti le attività. È questa la sfida di B.O. Agricoltura Antica, un progetto di agricoltura 4.0 che unisce innovazione, produttività, qualità e sostenibilità ambientale, mettendo insieme sapere contadino e tecnologie moderne.

È partito da questa idea l’anima del progetto, Massimo Pasquali autore televisivo e imprenditore, che ha puntato sull’agricoltura 4.0, creando, insieme a un regista e gruppo di collaboratori, architetti e contadini, una realtà che possa soddisfare la fiducia dei consumatori attenti all’origine, alla selezione e alla lavorazione delle materie prime, soprattutto per i prodotti alimentari biologici. B.O., infatti, non è un acronimo ma giocando con il punto, scandisce ironicamente le due lettere, e contraddistingue la caratteristica di modello alternativo ispirato all’auto-consumo e al rispetto dei caratteri di stagionalità e territorialità.

Cambiando l’atteggiamento dei consumatori, deve necessariamente mutare anche quello delle aziende alimentari. B.O. Agricoltura Antica ha dato la sua risposta concreta alla domanda di chi vuole lavorare in campagna, investendo i soldi destinati a pesticidi in forza lavoro dando occupazione a dieci persone. Anche se non sono realtà facili da realizzare. Sono molti i freni burocratici, ma sono dotate di una grande potenzialità e promuovono economie alternative e solidali.

“Dietro questo impegno c’è un lavoro duro - conferma Pasquali – il nostro progetto è diventato realtà tangibile grazie ai nostri collaboratori, con i quali condividiamo l’amore per la terra e l’idea di lavorarla con idee innovative ma rispettandola”. Insomma un ritorno al passato messo in atto dall’innovazione e dalla terra, crea spazio per tutti: attori nuovi ma anche attori tradizionali.