La Fed non rischia, tassi ancora fermi

Preoccupa la Cina e la crisi dei Paesi emergenti. Bene Wall Street, ma non si esclude un rialzo già a ottobre

Il rialzo può attendere. Ma non ancora per molto. La Federal Reserve ha lasciato ieri invariati i tassi al minimo storico tra zero e 0,25%, livello a cui sono inchiodati ormai dal mesozoico 2008. Il dubbio amletico - «To hike or not to hike?» - che nelle ultime settimane aveva determinato una profonda spaccatura tra falchi e colombe è stato sciolto a favore del mantenimento dello status quo monetario. Una decisione non inattesa che ha segnato, fatto invece non del tutto previsto, una ritrovata coesione all'interno del board della banca centrale Usa: solo il presidente della Fed di Richmond, Jeffrey Lacker, ha votato a favore di una stretta immediata di un quarto di punto. «L'importanza del primo rialzo dei tassi non dovrebbe essere esagerata», le prime parole di commento della presidente della banca centrale, Janet Yellen, salutate da Wall Street con un rialzo di circa l'1% a un'ora dalla chiusura.

L'unanimità quasi sfiorata segnala una convergenza sulla necessità di prendere ancora tempo. E di procedere coi piedi di piombo anche quando sarà decisa la stretta: «L'atteggiamento della politica monetaria - ha detto la Yellen - dovrebbe restare molto accomodante per un certo periodo di tempo, dopo il primo rialzo». Quanto al timing , ha aggiunto, dipenderà dall'andamento dell'economia. Ma «la maggior parte dei membri del Fomc (il braccio operativo in materia di politica monetaria, ndr) continua a ritenere che le condizioni economiche porteranno o renderanno adeguato un aumento dei tassi entro fine anno». E «ottobre resta una data possibile» per il giro di vite. Dalla riunione è emerso che 13 membri del board su 17 prevedono che il primo aumento sarà già nel 2015, rispetto ai 15 che lo stimavano a giugno.

A sentire la numero uno della Fed, ci sarebbero già state le condizioni per alzare i tassi. «Ne abbiamo discusso, ma alla luce delle incertezze estere (Cina e Paesi emergenti, ndr) e dell'inflazione più bassa, abbiamo deciso di aspettare». La Fed non nega insomma la possibilità che fattori esogeni abbiano ripercussioni sull'economia americana e ammette di essere stata condizionata dai mercati, ai quali «non guardiamo anche «se ci è sembrato che alcune preoccupazioni sullo scenario economico globale fossero» alla base «delle loro preoccupazioni». Così, i tassi saranno alzati «una volta che si sarà visto qualche ulteriore miglioramento nel mercato del lavoro e quando sarà abbastanza fiduciosa che l'inflazione tornerà verso l'obiettivo del 2%».

Sull'andamento complessivo dell'economia, l'istituto di Washington vede luci e ombre. Per il 2015, è attesa una crescita del Pil del 2,1%, mentre a giugno la stima era di un +1,9%, ma ha tagliato quelle per il biennio successivo: le nuove stime vedono il prossimo anno il Pil in aumento del 2,3% (-0,2 punti su giugno) mentre nel 2017 la crescita è prevista al 2,2% (-0,1). Riviste anche le previsioni sulla disoccupazione: a fine anno dovrebbe scendere al 5% (-0,3 punti rispetto a giugno) e attestarsi al 4,8% nei due anni successivi. Revisione al ribasso per l'inflazione che nei tre anni considerati dovrebbe essere rispettivamente dello 0,4%, 1,7% e 1,9%. Un andamento, quello dei prezzi, da monitorare con grande attenzione.

I voti a favore del mantenimento dei tassi invariati. La decisione ha ricevuto un solo parere contrario

È il livello a cui dovrebbe scendere a fine anno la disoccupazione, che nel 2016 sarà al 4,8%