Fisco, giù la sanzione per le compensazioni: sarà di 250 euro

Buone notizie sul fronte tasse. Via libera all’emendamento: per i crediti fiscali utilizzati indebitamente, la sanzione non sarà più di mille euro

Una buona notizia per i contribuenti sul fronte fisco. Si allenta la sanzione sulle indebite compensazioni. Con un emendamento approvato in commissione Finanze alla Camera (dove è in corso l’esame del decreto fiscale) si riduce la penalità dai mille euro previsti dall’attuale versione del provvedimento. Si cambia e si introduce un meccanismo che di fatto rende la sanzione massima applicabile sempre in 250 euro. Lo scrivono Marco Mobili e Giovanni Parente sul Sole 24 Ore. In pratica, fino a 5mila euro di crediti utilizzati in compensazione e ritenuti non spettanti o inesistenti dalle Entrate si applicherà una sanzione proporzionale del 5% mentre oltre i 5mila euro la sanzione resterà fissa a 250 euro.

Questa non è l’unica novità: la disciplina dei Pir a partire da quelli costituiti nel 2020 va verso un cambio di rotta rispetto alla strategia perseguita dalla legge di Bilancio 2019 che ha portato a un calo della raccolta che potrebbe arrivare a 700 milioni di euro entro fine anno. La partita si deciderà quando scatterà il voto in commissione Finanze previsto per lunedì prossimo.

Novità per il fisco. La nuova sanzione sulle compensazioni prevista per le deleghe di pagamento presentate da marzo 2020 punta a chiudere il cerchio con la misura in vigore da fine ottobre dello scorso anno che consente alle Entrate di mettere in standby per trenta giorni le compensazioni ritenute a rischio e di bloccarle. Di fatto, a quel punto, il versamento non si considera effettuato e il decreto fiscale introduce una sanzione ad hoc che nel testo attuale è di mille euro. Grazie alle richieste arrivate da professionisti e categorie produttive, la commissione Finanze ha ridotto l’impatto della sanzione. A totale vantaggio per i cittadini italiani chiamati ogni anno a pagare le tasse.

Sestino Giacomoni di Forza Italia, primo firmatario dell’emendamento, spiega che dal primo gennaio 2020 si dice addio di fatto ai Pir 2.0 che con i loro paletti e vincoli, hanno fatto crollare la raccolta nel 2019. In sostanza, con il correttivo sul fisco depositato in Commissione finanze e che sarà votato lunedì 25 novembre alla ripresa dei lavori sul decreto fiscale collegato alla manovra, un 5% di quel 30% (destinato agli investimenti in economia reale) dovrà essere obbligatoriamente indirizzato verso le piccole e piccolissime imprese diverse da quelle inserite nell’indice FtseMib e Fitse Mid della Borsa italiana. O in indici equivalenti di altri mercati regolamentati. Stop dunque, sottolinea Giacomoni, agli investimenti in venture capital.