Il giudice ci sta ancora pensando: da 14 mesi Eni non sa se potrà lavorare in Kazakistan

Nel maggio 2012 il pm De Pasquale chiese di interdire il colosso petrolifero dal trattare con il governo asiatico per un sospetto di corruzione. Ma la sentenza non c’è ancora

Il giudice per le indagini preliminari Alfonsa Ferraro, se i giornalisti le chiedono spiegazioni sulla vicenda, fa garbatamente presente di non dover giustificarsi con la stampa. Verissimo. E così la misteriosa vicenda della richiesta di interdizione contro l’Eni per gli affari in Kazakistan continua ad essere avvolto dalle nebbie.

Come è possibile che dopo più di quattordici mesi dalla richiesta del pm il giudice Ferraro non abbia ancora maturato una convinzione sufficientemente chiara sulla vicenda? E vabbè che in tribunale i giudici lamentano carichi di lavoro spaventosi, che li costringono a concentrarsi sulle urgenze - i processi con imputati detenuti, in particolar modo - e a mettere sotto il mucchio dei fascicoli gli altri procedimenti.

Ma quattordici mesi sono quattordici mesi. Se le cose stessero davvero come sostiene la Procura, e consentire all’Eni di continuare a operare nel paese asiatico costituisse un rischio intollerabile, che senso avrebbe consentire a questo rischio di protrarsi così a lungo? E se, invece, la richiesta di De Pasquale fosse infondata, sarebbe giusto tenere sospesa un’azienda delle dimensioni di Eni in un limbo in cui non sa se potrà continuare a essere presente in una delle nazioni emergenti del mercato energetico globale?

Il tema è delicato, ma si può ricordare che esiste un precedente: nel 2009 lo stesso pubblico ministero chiese di bloccare, per motivi analoghi, la operatività del gruppo Eni in Nigeria. Al giudice che si occupò di quella richiesta, Mariolina Panasiti, bastarono due mesi per analizzare la domanda e respingerla. Ora di mesi ne sono passati quattordici, e ancora non si vede all’orizzonte una decisione. Così fioriscono i sospetti di chi ritiene che anche il giudice Ferraro si sia convinta dell’inammissibilità della richiesta di interdizione, ma non abbia ancora reso nota la sua decisione per dare il tempo alla procura di fare un passo indietro e evitare un’altra sconfitta pubblica.

La richiesta di interdizione riguarda tecnicamente Agip Kco, la società - interamente controllata dal gruppo di Paolo Scaroni - che è finita al centro dell’indagine su presunte tangenti versate fino al 2007 per l’appalto del giacimento petrolifero di Kashagan, per un totale di circa venti milioni di dollari. La richiesta era stata depositata dai pm nel maggio 2012; nell’ottobre scorso il giudice Ferraro aveva fissato una udienza per verificare nuove carte raccolte dalla Procura nel corso delle settimane precedenti; all’udienza di ottobre il pm aveva insistito nella sua richiesta di interdizione, mentre i legali del gruppo Eni avevano escluso il pagamento delle tangenti, e sostenuto che comunque, se illeciti fossero avvenuti, essi riguardavano esclusivamente Agip Kco e non la holding. Il giudice si è ritirato per decidere. Ma sono passati altri otto mesi, e la sentenza non si vede. Ma forse è solo questione di avere pazienza. Sperando che nel frattempo il gas kazako non si esaurisca.

Commenti

cgf

Ven, 14/06/2013 - 16:38

La riforma della giustizia non può più attendere ma chi investe in da noi con simili NON sentenze? Possibile? nei paesi civili non importa se a favore o contro ma NESSUNA e peggio

Libertà75

Ven, 14/06/2013 - 16:42

Bisognerebbe vietare qualsiasi forma di creazione ricchezza, poi i soldi li andiamo a prendere dai magistrati competenti per mantenere il Paese.

giovanni PERINCIOLO

Ven, 14/06/2013 - 17:06

E se nel frattempo il contratto dovesse essere concesso ad altri per esaurimento delle scorte di pazienza cosa ci racconterebbe l'esimio signor De Pasquale??? Sicuramente nulla, lor signori fanno quel che più gli aggrada nei tempi che più gli convengono tanto loro hanno l'impunità garantita e, male che vada, paga lo stato, cioé noi! Bella la "giustizia" italiana!

swiller

Ven, 14/06/2013 - 17:10

Se dipendesse da certi magistrati sarebbe un disastro.

eloi

Ven, 14/06/2013 - 17:12

La riforma della megistratura? Un solo metodo: tutti a casa, punto e a capo.

mila

Ven, 14/06/2013 - 17:22

I magistrati italiani ubbidiscono agli ordini. Il Kazakhistan e' legato da accordi economici con la Russia, quindi l'ENI li' non deve lavorare.

orso bruno

Ven, 14/06/2013 - 17:27

Evidentemente alcuni giudici hanno i riflessi un pò lenti.....

Ritratto di miladicodro

miladicodro

Ven, 14/06/2013 - 18:14

Lo si mandi in Kazakistan a manovrare le valvole dei pozzi estrattivi a - 30°C chissà che le torni la memoria. Poi ci si chiede perchè siamo in crisi,questo esempio è eclatante,e in quattordici mesi non ha avuto il tempo di capire come era la questione.Se riguardava berlusconi erano già state emesse cinque condanne.

beale

Ven, 14/06/2013 - 18:44

De Pasquale? Quello che doveva interrogare Cagliari e se ne andò in ferie?

moshe

Ven, 14/06/2013 - 20:11

La giustizia italiana VA AZZERATA !!! E subito dopo bisogna chiedere che vengano rifusi i danni causati al popolo ed allo stato.

BeppeZak

Ven, 14/06/2013 - 20:32

Ma se anche avessero pagato una tangente per l'appalto di un giacimento petrolifero dov'è il problema? Li paghiamo noi o l'Eni? È' proficuo per l'Italia. Se si di che c...o si preoccupano i magistrati. Davvero non sanno più che stronzata fare. E hanno anche preso una laurea per fare il più delle volte una figura di merda. Se l'Eni venisse assolta chi la ripagherà degli introiti mancati? Responsabilità civile per la magistratura.

killkoms

Ven, 14/06/2013 - 20:36

la magistratura è una palla al piede per l'Italia!

maxdavado

Ven, 14/06/2013 - 22:36

Anche loro come i parlamentari fanno parte della casta,con in più, che loro non pagano se commettono errori o sentenze sbagliate.

Ritratto di Runasimi

Runasimi

Sab, 15/06/2013 - 00:46

La faccenda riguarda l'economia del nostro paese. Per questa ragione la domanda dei giornalisti è più che legittima. COME SI PERMETTE QUEL GIUDICE DI SNOBBARE I GIORNALISTI COME SE IL PAESE E LA SUA ECONOMIA FOSSERO DI SUA PROPRIETA'? E' ORA DI FINIRLA CON QUESTA ARROGANZA ANTIDEMOCRATICA.

epc

Sab, 15/06/2013 - 01:55

Il giudice non deve giustificarsi con al stampa. Giustissimo. Non deve giustificarsi con la politica. Non deve giustificarsi coi cittadini. Non deve giustificarsi con l'ENI. Non deve giustificarsi con nessuno...... E' proprio questo il problema: i giudici sono una casta incredibile che non deve rendere conto a nessuno..... Una anomalia assurda che deve al più prseto essere fermata!

wizardofoz

Sab, 15/06/2013 - 06:58

Esiste ancora qualche dubbio sull'inefficienza della magistratura italiana, se non su un ben preciso schema di potere? Non penso che un magistrato non comprenda quanto vi sia in ballo in termini economici, occupazionali e anche diplomatici. Per Berlusconi i processi e le decisioni lampo li ottengono. Cosa c'è sotto con l'ENI, solo indolenza. Sono certo di no. Sono certo che il copione sia un altro. Questa gente deve cominciare a rendere conto del loro operato. Ma quando è a chi, protetti come sono da un apparato fariseico targato sinistra con sfondo rosso fuoco?

buri

Sab, 15/06/2013 - 11:28

Cgi mai riuscirà a riportare la magistratura omnisciente, omnipotente e omnipresente, ad occuparsi del ruolo che è di sua competenza, ossia giudicare equamente i colpevoli di reati accertati, e a non lanciarsi in avventure don Chisciottesche correndo dietro ai mulini a vento e imbastendo teoremi fantasiosi mentre le sentenze arrivano dopo anni, ma sembra che tutti parlano di riforma della giustizia, ma c'è sempre chi riesce a mettere i bastoni fra le ruote, causando danni enormi al paese