La Grecia dice sì o no all'Europa. Varoufakis: "Troika terrorista"

Oggi lo storico referendum. Il ministro attacca i creditori Il Paese è diviso. E torna lo spettro del prelievo forzoso

Mentre i greci si avvicinano al referendum odierno spaccati in due tra il «si» e il «no» alla proposta di salvataggio della troika, si riaffaccia lo spettro del prelievo forzoso, come è già accaduto a Cipro per trarla dal baratro. La minaccia, rilanciata dal Financial Times , è di un prelievo del 30% su tutti i conti correnti a partire da un limite molto basso: 8mila euro.La misura, è però stata subito smentita come «malevola» dal titolare delle Finanze, Yanis Varoufakis. Il ministro centauro ha poi sferrato un attacco senza precedenti alla troika Bce-Fmi-Unione europea: «Quello che i creditori stanno facendo con la Grecia ha un nome solo: terrorismo», ha detto in un'intervista a El Mundo , «questa Europa non ama la democrazia».«Quello che posso dire è che tutto quello che sta accadendo in Grecia in questi giorni lo avevano preparato fin dall'inizio, che già 5 mesi fa era pronto un piano per farla finita con un governo che non accettava di farsi ricattare dall'establishment europeo».

Quello che è certo però è che la Grecia è sull'orlo del baratro e le sue banche da martedì, alla prevista ripertura dopo lo stop forzato di una settimana, avranno evidenti problemi di liquidità. Gli stessi prelievi sono contingentati a un massimo di 60 euro al giorno, con code piene di disperazione ai Bancomat.Misure che stanno già portando problemi al turismo, -15% secondo alcuni dati, e alle isole più lontane dove l'approvvigionamento è più difficile. Ma ci sono anche altri interrogativi che riguardano il pagamento delle pensioni e dei servizi pubblici in generale. Già ieri l'ospedale Ippocrate di Atene, il maggiore della città, ha dovuto fare i conti con la liquidità scarsa mettendo a dieta «forzata» i ricoverati. La vigilia del referendum è dunque incerta e infuocata. Al momento i sondaggi vedono il «Nai», ossia il «Si» e «Oxi», il «No», quasi in parità con un leggero vantaggio per il primo.

A spingere per il «si» ci sarebbero i pensionati, preoccupati per il futuro del loro sussidio. Mentre sul fronte del «no» ci sono i giovani e quelli che ritengono di non avere nulla da perdere, che hanno votato Syriza e lo sconclusionato programma del duo Tsipras- Varoufakis, incapaci, in cinque mesi di negoziati, di stringere un accordo per la ristrutturazione del debito monstre ellenico. Proprio Varoufakis ha poi aggiunto che la vittoria del «si» sarebbe un'umiliazione per i greci. Mentre il «no» darebbe al governo la possibilità di sedersi al tavolo del negoziato con maggior forza. Le cose però non starebbe proprio così. Il presidente del Parlamento europeo, Martin Schulz, ha detto chiaramente che, in caso di vittoria del no, il governo greco non riceverebbe più nessun rifinanziamento e non ci sarebbero più soldi per pagare gli stipendi e il trasporto pubblico si fermerebbe. E dunque addio a tutto, turismo compreso, unica vera ricchezza del Paese. In caso di vittoria del si invece dalla troika arriverebbero i prestiti d'emergenza. Al tavoro dei negoziati però, in caso di vittoria del «sì» Vaoru non ci sarà avendo già promesso immediate dimissioni. Facile prevedere che anche Tsipras uscirà di scena. Al loro posto, forse, Georgios Kammini, sindaco di Atene e Yiannis Boutaris primo cittadino di Salonicco.