I mercati si preparano a nuovi scossoni

Gli analisti concordano: «Le incognite su Cina e tassi Usa promettono un'alta volatilità dei prezzi»

Sale la tensione per la riapertura dei mercati dopo l'ecatombe della scorsa settimana con l'indice di Shanghai che ha lasciato sul campo l'11%, Tokyo il 5,3%, il Dow Jones il 4,4%, l'S&P il 6,2% e l'Eurostoxx il 6,4%. La parola d'ordine suggerita dagli esperti è quella di tenere i nervi saldi per poter navigare a vista. La volatilità detterà legge, da una parte e dall'altra dell'oceano, con un occhio ai dati macro attesi nel corso della settimana che potrebbero pesare sui corsi di Borsa (il 27 agosto è atteso il Pil Usa, il 28 l'indice sulla fiducia Eurozona, inflazione e tasso di disoccupazione a luglio in Giappone), e l'altro ai messaggi sul futuro che saranno inviati da accademici e banchieri centrali riuniti da giovedì 27 a sabato 29 agosto nel Wyoming per l'annuale simposio di Jackson Hole. «Non è un caso che il Cboe Volatility Index (Vix, l'indice della volatilità) sia balzato venerdì sui massimi dell'anno, vicino a livelli che non si registravano dal 2012. Si è trattato di una reazione, probabilmente esagerata, ma molto scomposta e per questo pericolosa» spiega Massimiliano Malandra, analista finanziario di finanzaoperativa.

«Mi aspetto che nei prossimi giorni proseguano le turbolenze sui mercati finanziari viste la scorsa settimana. Il ritorno dei flussi di acquisto sull'oro, bene rifugio per eccellenza che, sono una cartina tornasole del clima di incertezza a cui si sta assistendo negli ultimi giorni» spiega Massimo Siano, Executive Director - Head of Southern Europe di Etf Securities, secondo cui poi è probabile che i crescenti timori di un rallentamento economico dei mercati emergenti portino gli investitori a prendersi una pausa di riflessione, riscuotendo i profitti accumulati negli ultimi mesi di rally. «L'apertura della settimana borsistica sarà all'insegna dell'estrema volatilità. Qualcuno pensa già a un rimbalzo ma, comprare cercando di centrare i minimi è pericoloso» avverte Malandra che, dal punto di vista tecnico, segnala: «Se i principali listini internazionali non recuperano livelli importanti in un paio di giorni, l'impianto rialzista di lungo termine rischia di crollare».

Il brusco risveglio alla realtà causato dalla frenata delle economie emergenti sta mettendo in fuga gli investitori dagli strumenti finanziari più a rischio, Borse comprese, a iniziare da quelle emergenti (le stime di mercato parlano di riscatti per 26 miliardi di dollari effettuati dai fondi specializzati negli ultimi due mesi). E il trend potrebbe proseguire. Sulle piazze finanziarie continuano a pesare numerose incognite legate allo stato delle economie emergenti, ai rischi geopolitici sugli stessi Paesi e ai movimenti delle loro valute. «Sul mercato cresce l'attesa per comprendere la portata del raffreddamento dell'economia cinese con le inevitabili ripercussioni sul resto del mondo» sostiene Mario Spreafico, direttore degli investimenti di Schroders Wealth Management. Ma non si tratta solo di Pechino. Anche Russia, Turchia, Vietnam, Kazakistan, Sudafrica, negli ultimi giorni, si sono trovati a dover affrontare una tempesta valutaria. E potrebbe non essere finita visto che per la Cina si prevedono ulteriori svalutazioni dello yuan. «In questo scenario ritengo che la variabile del petrolio, sceso ai minimi degli ultimi sei anni, sia la variabile più delicata e pericolosa. Il crollo dei prezzi del greggio rischia infatti di destabilizzare buona parte degli emergenti» conclude Spreafico.