I negozi italiani? Crescono e resistono all'online

Iacovone: "Il 90% dei clienti preferisce il punto vendita. Ma i prodotti li cerca sul web"

Stresa - L'andamento dell'economia e il clima di fiducia che si è stabilito tra i consumatori stanno provocando una crescita del settore commerciale, in particolare delle reti retail dei grandi marchi. Se il piccolo negozio fa spesso fatica a tenere il passo con i tempi, i network in franchising e non si stanno sviluppando e stanno cambiando il volto delle città. Mario Resca, presidente di Confimprese, l'associazione che riunisce 30mila punti vendita appartenenti a 300 marchi associati, sottolinea come siano ripresi gli investimenti e come la crescita stia puntando anche sui mercati esteri. «L'Italia ha meno multinazionali della Svizzera e ha bisogno di massa critica, ma nel 2017 sono stati aperti o sono in corso di apertura 240 nuovi punti vendita all'estero».

A Stresa, nel corso del Retail summit organizzato da EY, Food e Confimprese, quest'ultima ha presentato una ricerca secondo la quale solo nell'ultimo quadrimestre del 2017 sono previsti 500 nuovi punti vendita e 4mila assunzioni. Nel 2018 i nuovi negozi saranno 2mila, con 20mila nuovi posti di lavoro. Moda e ristorazione in testa. La forza dei grandi marchi è di poter investire in crescita e innovazione più della media del settore commerciale, afflitto da un eccessivo ricorso ai finanziamenti bancari. Qualche numero, riferito dallo stesso Resca, aiuta capire le dimensioni del commercio in Italia. L'intero fatturato del settore ammonta a 900 miliardi, di cui un terzo di catena. «Noi rappresentiamo circa il 16%, intorno ai 150 miliardi, e abbiamo ancora molto potenziale». Tra i maggiori associati l'Eni, con 4mila punti vendita, Carpisa-Yamamay-Jaked con 1.300, Mondadori store con 600, Feltrinelli, Illy, Autogrill, e poi Eataly, Kiko, Calzedonia. La presenza all'estero è già del 30%. Ma ecco il dato più indicativo - «mentre l'intero commercio cresce dello 0,5%, i nostri associati nel 2017 sono cresciuti del 3,2% a parità di perimetro, del 5,2% considerando le nuove aperture». Inevitabile una domanda: siete una lobby? «No, anzi siamo contro le corporazioni. Non chiediamo nulla se non sviluppo, trasparenza, rispetto delle regole, lotta al sommerso, che per noi è un concorrente sleale». E poi aggiunge infastidito: «Si riparla di una stretta alle aperture domenicali. Non ci crediamo. Sarebbe un intollerabile passo indietro».

Da parte sua Donato Iacovone, ceo di Ey Italia e managing partner di Italia, Spagna e Portogallo, ha sottolineato come ormai nel commercio non si possa fare a meno dell'online, anche se gli italiani continuano a preferire l'acquisto nel punto vendita. Per quanto si evidenzino sempre più «dinamiche di convergenza tra l'online e il canale tradizionale». «Il punto vendita è ancora il luogo d'acquisto principale, con oltre il 90% dei consumatori che ancora lo predilige». Ad ogni modo, «l'online è una fonte di informazioni essenziale attraverso il quale il 60% dei consumatori ricercano i prodotti».