I soci EssilorLuxottica pronti alle carte bollate Crolla il titolo: -6,5%

I francesi replicano all'attacco di Del Vecchio L'arbitrato e l'opzione di impugnare il patto

È guerra in Essilor-Luxottica, il nuovo polo dell'occhialeria da 43 miliardi di capitalizzazione nato lo scorso autunno dalla fusione tra il gioiello di Agordo e la francese Essilor. Huber Sagnières, vicepresidente esecutivo con pari poteri rispetto a quelli del presidente esecutivo Leonardo Del Vecchio, punta il dito contro quel «certo numero di azioni» portate avanti dal presidente esecutivo che «si traducono in un tentativo di pendere il controllo del nuovo gruppo senza premio per gli azionisti» e ritenendo un simile modo di operare un danno alla società. In questo senso il manager rispedisce al mittente le accuse lanciate pochi giorni fa da Del Vecchio su una presunta violazione dei patti parasociali nell'ambito della governance del gruppo, definendole «gravi e false». Il titolo ieri ha lasciato sul campo il 6,5% alla Borsa di Parigi, chiudendo la seduta a 98,1 euro (a inizio anno valeva 110,7 euro).

In particolare, i francesi sottolineano che «Sagnières si impegna a fare rispettare gli accordi di fusione; ad avere una governance in conformità a quella di una grande società internazionale quotata in Borsa; ad avviare la ricerca, secondo le best pratice internazionali, di un nuovo ad». In merito, i francesi ricordano anche che lo scorso 5 novembre, «prima ancora dell'assemblea, Del Vecchio ha annunciato voler affidare unilateralmente il suo ruolo di ceo di EssilorLuxottica a Francesco Milleri. Indicando da quel momento di voler modificare gli equilibri di potere stabiliti negli accordi».

Del Vecchio, a pochi mesi dalle nozze con Essilor, aveva accusato i francesi di averlo messo all'angolo nella gestione del gruppo, contravvenendo così ai patti parasociali sottoscritti in vista delle nozze e in particolare ai principi di «leale cooperazione e buona fede» che permeano l'accordo. Non solo. È stato anche preannunciato il ricorso alle vie legali. E, in questo scenario mercato teme che le dichiarazioni di guerra si trascinino a lungo nelle aule dei tribunali, portando a una situazione di stallo operativo.

Uscire da questa situazione è tutt'altro che scontato per EssilorLuxottica. Dopo lo scambio di accuse a mezzo stampa, l'accordo sul nome del futuro capo azienda sembra sfumato. C'è chi ipotizza un arbitrato sulle regole di governance ma è anche vero che - come nota Carlo Alberto Maffè Carnevale, docente di strategia di impresa all'Università Bocconi - «ogni patto tra privati, come appunto lo sono i patti parasociali, può essere invalidato». In questo senso, si potrebbe perfino ipotizzare una impugnazione dei patti per inadempimento che porti allo scioglimento anticipato del vincolo rispetto alla scadenza prevista nel 2021 e, di conseguenza, all'assemblea degli azionisti. E in assemblea Del Vecchio può contare sul 32,8% del capitale, su un flottante pari al 64,7 per cento.

«Le fusioni tra eguali sono spesso solo un'illusione», commenta in una nota il broker francese Aurel Bgc. «È normale che ci siano conflitti quando in un processo di fusione non è chiaro chi comanda. Soprattutto in casi come quello di EssilorLuxottica dove la visione imprenditoriale di un'eccellenza storica italiana si trova a dover coesistere e scendere a patti con l'ottica di public company propria di Essilor», aggiunge Carnevale, secondo cui «la governance prima di tutto è metodo e capacità di giungere a un compromesso, e poi al voto. E il problema del capitalismo italiano è stato finora quello di non saper gestire le convivenze, ma di porsi o come padroni, o come venditori».

Commenti

Altoviti

Sab, 23/03/2019 - 16:52

Con i francesi sono sempre guai!