Intesa Sanpaolo abbandona l'Ucraina L'espansione a Kiev è costata un miliardo

La nuova Intesa Sanpaolo di Carlo Messina comincia a prendere forma. Ieri l'istituto di Ca' de Sass ha reso noto di aver sottoscritto un accordo per la cessione del 100% della controllata ucraina Pravex Bank e della quota di minoranza detenuta da Intesa Vita (19,9%) nella cinese Union Life.
L'uscita da Kiev, che attualmente versa in una grave crisi politico-economica, è un segnale importante di disimpegno da quelle partecipazioni acquisite nella precedente fase di espansione del ciclo economico, ma che alla fine si erano rivelate una palla al piede per il bilancio anche perché difficilmente integrabili. Non è un caso che i rumor di disimpegno dall'Ucraina ciclicamente riguardino anche Ukrsotsbank, la controllata di Unicredit che puntualmente li smentisce.
Pravex-Bank non fa parte della divisione Estero di Intesa, ma è stata considerata sia negli impairment test del 2008 che in quelli del 2012 una business unit autonoma che, per altro, non era stata foriera di ottimi risultati. Nel bilancio 2012 firmato dall'ex ad Enrico Tomaso Cucchiani la partecipazione era stata svalutata per 94 milioni di euro (la stessa entità delle rettifiche su crediti di Pravex) dopo che la controllata aveva patito una perdita di 98 milioni.
Pravex fu acquisita nel 2008 per circa 500 milioni di euro e nello stesso anno l'istituto, allora guidato da Corrado Passera, provvide a svalutarne immediatamente l'avviamento per 390 milioni. Al 31 dicembre 2012 il valore contabile di Pravex nel bilancio consolidato di Intesa risultava pari a 81 milioni di euro. Secondo quanto comunicato ieri, il perfezionamento della cessione - che avverrà per 74 milioni alla CentraGas Holding del finanziere Dmitry Firtash - avrà un impatto negativo sul conto economico consolidato di circa 100 milioni dei quali 60 milioni derivanti dal rilascio della riserva cambi. A conti fatti, l'avventura è costata circa un miliardo. L'effetto sarà comunque compensato dalla cessione della compagnia vita cinese Union Life (146 milioni con plusvalenza di 30 milioni) e, soprattutto, dalla vendita dell'8,9% di Sia, effettuata a dicembre ma in via di perfezionamento nel semestre in corso. Il beneficio, infatti, sarà di 150 milioni e, quindi, gli azionisti - per adesso - possono stare tranquilli.
Lo stesso ceo, Carlo Messina, in un'intervista a Bloomberg Tv ieri a Davos, ha voluto ricordare che Intesa Sanpaolo già rispetta i parametri fissati da Basilea 3 per il 2018 «con un Common equity Tier 1 dell'11,5%» e che il piano industriale al quale sta lavorando sin dall'insediamento a fine settembre «punta a un Roe di oltre il 10%». Il top banker ha sottolineato che «aumentare i ricavi è la priorità» della banca e ha precisato di attendere benefici «dal taglio dei costi».
Ecco perché Messina si è detto fiducioso che il gruppo uscirà «rafforzato» dall'asset quality review della Banca centrale europea. «Noi siamo best in class e diventeremo sempre più solidi», ha concluso.