Investire nelle imprese sane con la scommessa dei "Pir"

Arrivano i "Piani di risparmio individuali": chi li tiene per almeno 5 anni non paga le imposte sui rendimenti

Agevolare il collegamento tra il risparmio delle famiglie italiane e le esigenze di finanziamento delle piccole e medie imprese del nostro Paese. È questo, in estrema sintesi, l'obiettivo che si pongono i Pir (piani di risparmio individuali), introdotti con l'articolo 18 del disegno di legge di bilancio 2017 in corso di approvazione alle Camere. La proposta del legislatore è molto ampia per quanto riguarda la forma che i Pir potranno assumere in termini di tipologia di prodotto (fondi d'investimento, gestioni patrimoniali, depositi amministrati e polizze) ma definisce le caratteristiche specifiche di questi nuovi strumenti di risparmio per quanto riguarda il perimetro degli investimenti.

In particolare i Pir dovranno essere investiti per almeno il 70% del portafoglio in aziende italiane e, di quel 70%, il 30% (ovvero il 21% dell'intero patrimonio in gestione al Pir) deve confluire in azioni e obbligazioni di società che non facciano parte del Ftsemib (l'indice delle 40 aziende italiane quotate a più alta capitalizzazione di Borsa). La finalità è chiara: indirizzare i risparmi degli italiani nelle piccole e medie aziende che, da un lato, costituiscono il tessuto economico ed industriale del nostro Paese, mentre, dall'altro, continuano ad avere esigenze di finanziamento spesso non soddisfatte adeguatamente dal sistema bancario.

Il legislatore ha disegnato un corposo vantaggio fiscale per i risparmiatori che investiranno nei Pir: le quote sottoscritte mantenute per almeno 5 anni saranno esenti dal pagamento delle imposte con un tetto di 30mila euro all'anno e di 150mila euro nel quinquennio (vedere Box per i dettagli). Ci sono molte attese per i Pir.

Secondo il Mef, ministero di Economia e Finanza, i Pir potrebbero raccogliere due miliardi già nel 2017 mentre alcune simulazioni, che diversi uffici studi hanno definito realistiche, hanno ipotizzato nel prossimo triennio flussi di sottoscrizioni sui Pir tali da riuscire a movimentare nuovi investimenti aziendali per circa 1015 miliardi di euro. Non stupisce affatto, quindi, che l'industria del risparmio gestito sia in fermento sui Pir.

«Ci siamo prontamente attivati per studiare nuove soluzioni che interpretassero queste indicazioni» conferma Tommaso Corcos, amministratore delegato di Eurizon Capital Sgr secondo il quale, se tutto prosegue come previsto, conta di essere pronto nei prossimi mesi con una proposta rappresentata da un fondo comune di diritto italiano la cui politica d'investimento sarà orientata verso le Pmi coerentemente con i limiti stabiliti.

Con i Pir, Piani individuali di risparmio, per la prima volta il governo si impegna a favore del mercato dei capitali attraverso l'incentivo fiscale. La formulazione prevista dalla normativa determina un duplice vantaggio: sostegno al risparmio e supporto all'economia reale. Corcos si dice quindi fiducioso sulle potenzialità di questi strumenti che presentano diversi risvolti positivi in Italia: per i risparmiatori, per il tessuto industriale e per il settore del risparmio gestito. Luca Tenani, country head Italy - asset management di Schroders, dal canto suo, sottolinea un'altra potenziale ricaduta positiva dei Pir.

«Ritengo che un contributo di assoluto rilievo potrà essere quello di educare i risparmiatori a una logica di più lungo periodo, in particolare ad investire nei Pir per almeno 5 anni al fine di usufruire delle agevolazioni fiscali». Gli orizzonti temporali d'investimento delle famiglie italiane, infatti, risultano spesso focalizzati sul breve termine e, soprattutto, con le aspettative di rendimento: la ricerca «Schroders global investor study 2016», che è stata sviluppata coinvolgendo 1.000 risparmiatori italiani, ha evidenziato che il periodo medio di detenzione degli investimenti non va oltre i 2,6 anni.

Attraverso la formulazione del Pir, conclude Corcos, il risparmiatore viene accompagnato ad abbandonare la logica del breve periodo, allungando l'orizzonte temporale dell'investimento nel rispetto delle sue specifiche esigenze finanziare. In questo modo, è possibile costruire un portafoglio coerente con i suoi obiettivi di medio-lungo periodo, che diversifica l'esposizione verso strumenti finanziari caratterizzati da maggiori prospettive di crescita a costo di una potenziale volatilità nel breve termine.