Ipse: trattative con «3» per operare nell’Umts

Maddalena Camera

da Milano

Spuntano nuove ipotesi nella telenovela delle frequenze di Ipse. La società potrebbe infatti prendere in affitto parte della rete Umts di «3» e cominciare il servizio. Diventerebbe così il quinto gestore telefonico italiano. Un percorso certamente non semplice, ma al quale lavorano, per motivi diversi, la società guidata da Vincenzo Novari e il consorzio che fa capo agli spagnoli di Telefonica e che ha tra i soci italiani gruppi come Acea, Capitalia e Fiat. Un’altra ipotesi proposta sempre da «3», il gestore Umts posseduto dal gigante di Hong Kong Hutchinson Whampoa, è quella di avere assegnati provvisoriamente i 15 Megahertz di frequenze di Ipse. In questo modo Ipse, che non ha mai realizzato una propria rete, eviterebbe di vedersi togliere le frequenze attendendo tempi migliori. In futuro infatti i prezzi delle frequenze Umts risaliranno anche se è praticamente impossibile rivedere i 2,5 miliardi che Ipse, come gli altri partecipanti alla gara, pagò nel 2000 ai tempi della bolla speculativa di Internet. Oggi la borsa delle frequenze è al ribasso. Secondo alcune voci infatti la società, vendendo, non potrebbe ricavare più di 200-250 milioni. Tanto sono infatti intenzionate a spendere Tim, Vodafone e Wind. Ma anche «3». Il gestore Umts infatti ha fatto sapere di avere inviato, come le altre società, una lettera in cui manifestava interesse per l’eventuale acquisto di una quota di frequenze.
All’orizzonte però ci sono alcuni dubbi regolamentari che il ministero deve dissipare, come ha puntualizzato ieri anche Pietro Guindani, amministratore delegato di Vodafone, e un debito residuo della stessa Ipse pari a 826 milioni. L’unica data sicura è quella della riunione del 20 settembre quando i rappresentanti del ministero delle tlc, Ipse e i possibili acquirenti cominceranno le trattative. A meno che la stessa Ipse non accetti una delle proposte avanzate da «3» che obbligherebbero però la società a mettere nuovamente la mano al portafoglio invece di porre la parola fine a una lunga, intricata e, sul piano finanziario, sicuramente sventurata vicenda.

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